Premiare la sensibilità. Julia Gromskaya vince il Fluvione Corto Festival

di Peppe De Angelis

Dal 13 al 27 settembre 2014 ho partecipato in qualità di giurato alla quinta edizione del Fluvione Corto Festival. Oltre a essere stato parte attiva nei lavori della giuria per tutti i corti, in tutte le sezioni, ho avuto la fortuna di redigere la motivazione del premio, per la Sezione Cortissimi, a Inverno e ramarro di Julia Gromskaya, un piccolo film di animazione straordinariamente delicato e sensibile. Eccola di seguito:

Un affresco di ricordi e pensieri dell’infanzia. Inverno e Ramarro è un delicatissimo dialogo tra una bambina e suo nonno. Un quadro animato di un mondo e di mondi lontani. Messo in scena con maestria e sapienza, evoca lo stile pittorico dei più grandi artisti del novecento.

A presto con la recensione.
Peppe De Angelis – Festival CortoperScelta

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DOCUMENTATE resistenze. Il film, Alberto, Francesco, Simone e Venezia

di Peppe De Angelis

Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto è un documentario straordinario. Poetico, non didascalico, delicato. È profondo, concepito bene nella messinscena delle interviste, che si fondono con i paesaggi e il contesto socio-antropologico, in un equilibrio perfetto tra la figura di Simone Massi e la sua grande opera artistica. Sottili i passaggi da animazione a documentario, in un mix tra realismo, nuvole, sogno.
Il suono originale di Lorenzo Danesin è un vero valore aggiunto che, come quello di Stefano Sasso nei film di Massi, ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo narrativo. La profondità del trio d’archi rappresenta appieno il lavoro intimo e raffinato di Simone. Ad aprire aprire e chiudere, due pezzi orchestrali del compositore minimalista estone Arvo Pärt, incipit e colophon di un’opera audiovisiva costruita con il tipico crescendo di un grande concerto sinfonico.
Animata resistenza è un complesso viaggio tra riflessioni storico-sociali, colline, umanità, personaggi, partigiani, il pensiero resistente di Simone, il mestiere dell’animatore e, infine, un omaggio alla sua opera. La fotografia, calda e a tratti cupa, è curata nei minimi particolari e coglie la sofferenza, le rughe dei volti, lo sguardo dell’animatore, sia perso nell’ammirare colline che assorto sulla tavola da disegno. Nel vederlo si ha spesso una sorta di disorientamento, come se dal documentario si passasse alla finzione neorealista di Giorgio Diritti, tra quelle umili terre e persone di frontiera, così vere e ferme sulla propria posizione.
Rabbiose e cupe le sequenze finali. L’ultimo estratto animato è preso da Dell’ammazzare il maiale. Nel passaggio dall’animazione al documentario si riesce a cogliere la sintesi del faticosissimo film di Massi e forse del suo pensiero resistente. È nel dolore, nell’urlo del maiale che lo tormenta, nei pensieri persi nel vuoto, nei lunghi silenzi. Emerge così la sua lotta, il suo animalismo, il suo amore per gli animali e il rifiuto della tortura verso ogni forma di essere vivente. Nel crescendo sinfonico di Pärt e nell’irrompere del temporale che penetra in un rudere abbandonato, si chiude il documentario, con un vero tocco di cinema d’autore. Prima ancora che registi, Montagner e Girotto sono appunto autori e, nell’imperversare sciatto-modernista dei filmakers, c’è forse ancora qualche barlume di speranza per il nostro cinema.

DOCUMENTARE RESISTENZE
Intervista ad Alberto Girotto e Francesco Montagner
[Seconda parte]

Qualche giorno prima dell’esordio alla Mostra del Cinema di Venezia ho intervistato gli autori di Animata resistenza, film documentario sulla vita dell’animatore resistente Simone Massi, realizzato da Francesco Montagner e Alberto Girotto.
[Leggi la prima parte di Documentare resistenze]
La precedente intervista si è chiusa con la paura e l’entusiasmo di Alberto e Francesco a pochi giorni dalla presentazione al Lido. Dopo l’accoglienza straordinaria alla Mostra, il sogno dei due giovani registi si è chiuso con il Leone, sezione Venezia Classici, per il miglior documentario sul cinema.

MONTALDO
Il 6 settembre 2014 alle 20 si apre la cerimonia di premiazione di Venezia71. La storia stava bussando alla porta, ma voi non ne eravate al corrente. Giuliano Montaldo, in qualità presidente di giuria per Venezia Classici, sale sul palco e arriva l’annuncio inatteso: Premio per il miglior documentario sul cinema ad Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto. Siete in grado di descrivere l’emozione di quei momenti? Cosa si prova a essere premiati dall’autore di Sacco e Vanzetti?

Francesco Montagner. E’ stata un’emozione tanto forte che non ho saputo come reagire, quando ho sentito il nostro nome mi sono irrigidito di colpo. Già essere arrivati a Venezia da esordienti, indipendenti e giovanissimi era un grandissimo successo per noi e per la nostra associazione Fucina del Corāgo. Il risultato di un percorso lungo e complesso che ha richiesto un lavoro di un anno e mezzo. Poi riuscire pure a vincere il Leone della propria sezione è stato il realizzarsi di un sogno che fino a pochi mesi prima era impensabile e più che mai lontano dalle mie aspettative. Alla Mostra di film di qualità ce ne sono tanti e per noi era già un onore essere tra quelli, con il nostro piccolo film. Oltre a Montaldo, che stimo moltissimo (ancor di più oggi dopo averlo conosciuto di persona) mi piacerebbe incontrare quei ragazzi che hanno composto la giuria, composta da 28 laureandi italiani in Storia del Cinema, perché hanno fatto una scelta coraggiosa e “spero” sincera, premiando un documentario non convenzionale e dando credito a due giovani esordienti come noi.
Alberto Girotto é stata un’emozione grandissima, non ci saremo mai aspettati di vincere e ricevere il leone. Ci siamo impegnati molto e abbiamo creduto in questo progetto, ci abbiamo messo tutto noi stessi, ma di vincere non ce lo saremmo mai aspettati. La vittoria era già la selezione. Poi essere premiati da un autore cinematografico come Giuliano Montaldo, che ha realizzato film straordinari, stringergli la mano e sapere che il nostro film gli è piaciuto molto, è stato un sogno dal quale per fortuna non c’è stato risveglio. Di tanto in tanto penso se sia tutto reale. E’ stato un momento di gioia intensa e anche molto commovente. Per qualche secondo ho avuto un principio di svenimento quando hanno annunciato i nostri nomi. Ancora, dopo settimane, sembra impossibile.

EMOZIONE
Francesco il loquace, Alberto il taciturno. Al momento della premiazione si sono forse invertiti i ruoli? Uno dei due sembrava più emozionato dell’altro.

F.M. Verissimo! Non riuscivo ancora a crederci: nel momento in cui sono salito sul palco ho stretto la mano a Montaldo e ho fatto per ringraziarlo, ma le parole non mi sono uscite di bocca. Ero completamente frastornato, specialmente quando il pubblico della sala grande ha cominciato ad applaudirci.
A.G. Ero felicissimo, un sogno che si realizzava, un sogno che non credevo di vedere realizzato così presto. Più che un sorriso era una paresi, non riuscivo a smuoverlo. La gioia è stata immensa, non sapevo nemmeno come comportarmi sul palco.

MOSTRA DEL CINEMA
Ma la Mostra del Cinema non è stata solo la premiazione, la vostra è stata davvero una settimana
intensa al Lido. Quali sono stati i momenti salienti e come li avete affrontati?

F.M. E’ stata di sicuro una delle settimane più intense dalla fine del montaggio, sia da un punto di vista lavorativo, che emotivo ed umano. Il momento saliente è stato quando alla prima proiezione del film era presente Dilo Ceccarelli, uno dei partigiani del film, che è venuto per assistere dalle Marche (alla sua età) con un’intera delegazione, capeggiata da Angelo Verdini, presidente dell’Anpi di Arcevia che ha contribuito alla realizzazione del film mettendo a nostra disposizione la sua conoscenza storica del territorio.
A.G. Abbiamo vissuto il festival anche da cinefili come gli anni passati solo che quest’anno eravamo lì anche come cineasti. Ho visto dei film straordinari. Uno dei momenti salienti sicuramente era la visione dei film. Gli altri sono stati quando è toccato a noi presentare il documentario. Stare seduto con il pubblico che guardava il nostro film e gli applausi alla fine, stare insieme a tutti i nostri invitati entusiasti di essere lì, le prime interviste importanti dove ci chiedevano di parlare del nostro lavoro, insomma ci sono stati molti momenti salienti. Sicuramente non dimenticherò mai la tensione, poi la grande gioia che il risultato finale ci ha portato. Lo ripeto, ancora mi sembra impossibile!

Grazie Alberto e grazie Francesco per la disponibilità. Bellissimo lavorare con voi a questa duplice intervista doppia.
Ma non è ancora tutto. Ho fatto qualche domanda al protagonista di questa bellissima favola dal sapore cinematografico.

 

L’ATTESA RESISTENTE
Piccola storica intervista a Simone Massi

Silenzioso, restio e fuori dai riflettori come sempre, Simone Massi è il padre spirituale di Animata resistenza. Ha accolto per qualche settimana Francesco e Alberto nella sua casa e ha raccontato la sua vita, il suo modo di fare cinema, la sensibilità e il legame con la sua terra, le sue persone, le radici e la resistenza partigiana, ieri e oggi.
Ha realizzato un nuovo film d’animazione. L’attesa del maggio.
Quadro familiare, un bracciante e una massaia, a casa, lui con mano fermamente appoggiata al tavolo. Sono in attesa.
Simone, sospeso in un limbo bianco, giacca nera e sciarpa rossa, la sfila dal collo. E’ pronto.
Una poesia: «Lo sguardo teso e l’orecchio a cercare li ho reimparati da Julia, ma fatico a distinguerli dalle foglie. Il maggio, il  merlo si nascondono al momento del canto, non si fanno vedere.»
Capo chino, spalle alla camera, percorre e calpesta erbose colline. Il percorso del ritorno, la strada verso casa, un viaggio che parte da Nuvole, mani. L’esilio è finito.
Vento, uccelli, pioggia, una processione, una chiesa, un altare, voci, ruscelli, valige, nuvole. Il ritorno.
Simone è in piedi davanti a un tavolo.

INTERVISTA A SIMONE MASSI

SENSAZIONI
Dalla realizzazione di “piccoli” film d’animazione a soggetto di un documentario sulla tua vita. Che sensazione si prova?

Ho ottenuto molte soddisfazioni, centinaia di premi e parole che potevano stordirmi e lasciarmi a terra ma ho sempre mantenuto un certo distacco ed è stata la mia fortuna. Perché io non devo pensare a guardarmi allo specchio ma a lavorare. Un documentario su di me significa che qualcosa di buono l’ho combinata, almeno per gli autori del film, altro non mi viene in mente.

PREVISIONI
Hai conosciuto Francesco Montagner durante un festival, ti ha esposto la sua idea di realizzare un documentario su di te, poi lo hai visto entrare in casa insieme ad Alberto Girotto. Nel momento in cui hanno varcato la soglia della porta avresti mai pensato che quei due giovani registi, nemmeno un anno e mezzo dopo, avrebbero levato al cielo il Leone di Venezia71?

No, certo. Ma solo perché i miei pensieri sono sempre mirati al presente o comunque al tempo che gli sta più vicino. Nel momento in cui Francesco e Alberto sono entrati in casa ho pensato a dargli tutto quello avevo e potevo. Era una cosa nuova e c’erano tutti quegli istinti e atteggiamenti che riguardano e si riservano alle cose nuove: curiosità, attenzione, energie, fervore. Le aspettative hanno cominciato a prendere corpo soltanto a film finito, il sogno era la selezione a Venezia e credo che nessuno di noi potesse spingersi oltre. A premio ottenuto saltano fuori quelli esterni al film che se lo sentivano ma sono sciocchezze. Io alle intuizioni ci posso anche credere a patto che ci sia una base: aver partecipato al film, averlo visto, trovarsi al Lido nei giorni della Mostra…

POETICA
Ci sono momenti del documentario dove la tua poetica di regista ha preso la scena? Quali sequenze ami di più di Animata resistenza? Quelle dove emerge la tua vita, la tua etica e pensiero o quelle sul tuo cinema?

Il primo pensiero era di fare la mia parte, tutto quello che mi veniva chiesto di fare, il secondo era quello di rendermi utile come potevo e dunque sì, anche con delle idee e dei consigli. Cercando di non essere invadente perché i ruoli erano chiari e nessuno ha mai tentato di metterli in discussione. Alcune idee sono state accolte e altre no com’è giusto, alcune sono finite nel film e altre tagliate come succede. A vedermi sullo schermo mi imbarazza, e in particolare quando apro bocca. Fossi stato io il regista mi sarei tagliato fino a ridurmi a muta comparsa e avrei lasciato spazio a quel che davvero dice e commuove: le colline viste dall’alto, le ombre che si spostano sul paesaggio, i cani e le altre bestiole, gli anziani che lavorano o raccontano. Neanche a dirlo sono queste le sequenze del film che amo di più.
Delle scene in cui compaio io mi piacciono quelle dove cammino e sto zitto: sulla collina insieme a Julia, sul monte innevato insieme a un cane, davanti alla casa colonica abbandonata. E’ buona anche la scena in cui un piccione mi vola sopra la testa e sorrido.

GENESI
La genesi di Animata resistenza è stata parallela a quella del tuo ultimo film d’animazione, L’attesa del maggio. La stampa si è soffermata un po’ più sul documentario, ma Giannalberto Bendazzi, il più importante critico mondiale di cinema d’animazione, ha commentato così la tua ultima fatica: «Non mi sento di dire che è il film più bello di Simone Massi. Mi sento di dire che, secondo me, è il più bel capitolo (finora) di quel romanzo in poesia che sta sviluppando da quando fa cinema». Simili critiche ti inorgogliscono ancora come gli elogi degli esordi? E poi, cosa hai provato nel realizzare questo film in un momento tanto cruciale nella tua carriera di animatore resistente?

Come dicevo sono sempre stato impermeabile ai riconoscimenti (siano parole, premi o un documentario su di me, poco cambia) ma ciò non toglie che le parole di Bendazzi mi abbiano fatto particolarmente piacere. Anche perché Giannalberto è uno che prende parecchio sul serio il suo mestiere e non fa sconti. Fra un po’ salterà fuori qualcuno che conta meno di lui e che non sarà d’accordo e chi dirà o scriverà parole diverse ma in tutta franchezza è un pensiero che non mi toglie il sonno.
Cosa ho provato a realizzare questo film? Niente, è il mio lavoro. C’è stata fatica, tensione e pochissimo altro. Delle pressioni esterne che non ci dovevano essere e pure ci sono state: ti posso dire questo, non succederà più. Qualcuno scambia la mia educazione contadina per fesseria asinina. Può essere, ma sono stanco e il mio carico l’ho portato: è probabile che presto comincerò anch’io a tirare qualche calcio.

MAGGIO ATTESO
Cosa racconta L’attesa del maggio? Lo stile usato e la tecnica usate si legano di più al cinema delle tue origini, più onirico e bianco, o al tuo ultimo filone, più sofferto, marcato e rosso?

L’animazione nuova vuol’essere prima di tutto un ritorno a casa. Credo che il motivo più forte del film fosse appunto porre fine all’esilio di “Nuvole, mani” e fare il percorso inverso. Inizialmente il viaggio di ritorno è travagliato perché riprende e ripercorre luoghi e tematiche dei “film rossi”, ma sul finale tutto si placa e si fa leggero, ho volutamente cercato di recuperare le atmosfere di “Pittore, aereo”, il film che nel 2001 chiudeva la fase sperimentale e di ricerca cominciata a scuola e ne apriva una nuova, personale, autoriale. La stessa che ho cercato di affinare e portare avanti per tutti questi anni. Un ritorno a casa, appunto.

LIBRO
Nuvole e mani: il cinema animato di Simone Massi a cura di Fabrizio Tassi. È il secondo libro sulla tua poetica cinematografica, con allegato il documentario Animata resistenza e la raccolta di tutti i tuoi film. Stavolta è una delle più importanti case editrici indipendenti d’Italia a pubblicare, la Minimum fax. Come è nata questa nuova avventura editoriale? Cosa si prova, a soli 44 anni, ad avere due libri e un documentario che raccontano la tua vita?

Il precedente cofanetto “Poesia Bianca” di fatto non è mai stato distribuito né ristampato e nei cinque anni in cui il mio lavoro è stato legato alla Cineteca Italiana ho letteralmente contato i giorni che mi separavano dalla scadenza del contratto. Un paio di anni fa ho cominciato a muovermi, ho coinvolto Fabrizio Tassi che ha proposto il libro alle più importanti case editrici italiane. La Minimum Fax è stata la sola a rispondere positivamente e a dimostrare interesse nei confronti del mio lavoro. Due libri e un documentario su di me: sono contento, che vuoi che ti dica. Ma potrebbe anche non essere vero.

 

Peppe De Angelis
organizzatore CortoperScelta 2003-2013

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Documentare resistenze. Intervista ad Alberto Girotto e Francesco Montagner

a cura di Peppe De Angelis

 

Alberto Girotto (Treviso, 1989). Regista, operatore, montatore video. Ha studiato presso la “Libera Università del Cinema di Roma”.
Francesco Montagner (Treviso, 1989). Regista. Laurea in economia e mangement presso l’università degli Studi di Trento. Attualmente studia Directind Documentary presso la FAMU International Prague.

Il loro esordio alla regia è di quelli destinati a lasciare il segno. Con coraggio, a nemmeno 25 anni, si sono cimentati nella realizzazione di Animata Resistenza, documentario prodotto e realizzato dalla sezione ChorusOut di Fucina del Corāgo, che racconta la vita del regista Simone Massi. A settembre sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Simone è un “Animatore Resistente”. Realizza i suoi film con la tecnica del “passo uno”, disegnando ogni singolo fotogramma, nella sua casa di campagna a Pergola. E’ autore di alcuni capolavori del cinema d’animazione mondiale: Animo resistente, Dell’ammazzare il maiale (David di Donatello 2012), La memoria dei cani,  Nuvole e maniTengo la posizione.

da sinistra Alberto Girotto e Francesco Montagner

INTERVISTA

Ho conosciuto Alberto e Francesco in una delle mie sporadiche visite a casa di Simone e Julia, nell’aprile del 2013. Da quando viviamo a poco meno di 30 minuti di distanza ci vediamo pochissimo, io e Simone. I due hanno vissuto per qualche settimana da loro e in quei giorni stavano lavorando ad Animata resistenza. In quella umile casa, che custodisce un tesoro artistico e umano inestimabile, ho scoperto altre due persone splendide. L’uno taciturno (Alberto), l’altro (Francesco) un fiume in piena, voglioso di raccontare al mondo le sue passioni, i suoi modelli, le sue ispirazioni. Mi ha parlato per mezz’ora di Werner Herzog e dei suoi studi su Apocalisse nel deserto. Abbiamo parlato di tantissime cose, con la promessa che saremmo rimasti in contatto e in effetti è stato così.

In occasione del loro imminente esordio alla Mostra del Cinema di Venezia, ho voluto intervistarli. In un certo modo ho voluto esordire anche io. è la prima volta che faccio un’intervista al buio, senza vedere prima il film e devo dire che la cosa mi ha divertito molto.

Prima parte. Gli aspetti tecnici

SOGGETTO
Com’è nata l’idea di un documentario con un artista tanto riservato e intimo? Come si è evoluta l’idea iniziale? Cosa si è perso per strada e cosa rimpiangete di non aver fatto?

Alberto Girotto: L’idea è nata grazie a Francesco. Aveva conosciuto Simone ad un festival di animazione a Venezia e li gli chiese se avrebbe potuto fare un documentario su di lui. Successivamente Francesco mi chiese di realizzare questo film con lui.
Alberto Girotto e Francesco Montagner: Abbiamo studiato i lavori di Simone, ci siamo interessati al Simone uomo e siamo rimasti affascinati dal suo modo di essere, dalla sua determinazione e dal suo rifiuto nell’accettare compromessi. Poi abbiamo scritto una piccola sceneggiatura, una linea guida di domande, scene da realizzare, ambientazioni e l’ordine in cui disporre i film di Simone durante il nostro film. La cosa che forse più rimpiangiamo è di non aver avuto qualcuno che ci aiutasse nella presa diretta dell’audio. Alla fine ce la siamo “cavata”, ma due braccia e una mente in più avrebbero fatto più che comodo. Qualcosa nel montaggio si è perso, abbiamo dovuto tagliare delle scene a parer nostro molto belle alle quali avevamo riservato molto tempo e molto lavoro. Ma per il bene del film e del montaggio era ed è materiale che avrebbe probabilmente appesantito o distratto.

LUNGOMETRAGGIO
Esordire a 25 anni con un lungometraggio, per giunta in un campo minato come il documentario. Perché una scelta tanto audace, è più semplice di quanto si crede fare cinema?

A.G. Credo che la frase “esordire a venticinque anni con un lungometraggio” spieghi già abbastanza. Siamo molto giovani e quindi abbiamo ancora molto da imparare e conoscere.
Siamo molto orgogliosi del risultato, soprattutto perché in questo modo avremo la possibilità di mostrare a molte persone un lavoro che ci ha impegnato molto tempo, un film ha cui crediamo molto. Siamo molto felici che in primis Simone ci abbia dato la possibilità di realizzare questo suo ritratto. Credo che Simone meriti veramente un film su di lui e speriamo che questo nostro nostro lavoro possa rendergli onore.
F.M. Viviamo in un periodo storico particolare per la storia del cinema. Fare cinema non è più un privilegio di pochi. Realizzare un film, anche a 25 anni, è diventato una cosa possibile per tanti, specialmente un documentario, ma non per questo motivo facile. La maggior disponibilità di mezzi è un vantaggio, ma ci vogliono anche conoscenze e molta determinazione. Continua a leggere »

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“Così nuda così violenta” alla Biblioteca Pubblica di Fabriano

Si svolgerà sabato 12 ottobre alle 18.00, presso la Biblioteca pubblica “Romualdo Sassi” di Fabriano la presentazione del libro Così Nuda così violenta: Enciclopedia della musica dei mondi neri del cinema italiano di Alessandro Tordini. Arcana editrice, 2012.
Sarà presente l’autore Alessandro Tordini. L’incontrò sarà introdotto e coordinato da Giuseppe De Angelis (CortoperScelta 2003-2011).

L’AUTORE. Alessandro Tordini. Marchigiano, cresciuto ascoltando musica metal e guardando film horror, si è laureato in Storia del Cinema con la tesi “Musica per l’immagine: il cinema di genere italiano”. Terminata la stesura del suo primo lungometraggio, L’albero nero, attualmente sta lavorando a un nuovo script.

IL LIBRO. Da alcuni anni, il cinema di genere italiano degli anni Sessanta e Settanta vive una seconda giovinezza. Proliferano articoli, fanzine, ristampe in digitale di film, siti internet, rassegne ed eventi a tema dedicati alla commedia dei Pierini, al mitologico dei Macisti, al western dei Sartana, allo spionistico degli agenti 077, alla fantascienza di serie B e soprattutto ai “Mondi Neri”: gotico-horror, giallo-thriller e noir-poliziesco. La colonna sonora è il valore aggiunto di questo cinema “artigianale” frutto del lavoro di compositori, direttori d’orchestra, musicisti… I brividi sulle note dei Goblin per Profondo rosso di Dario Argento, la suspence sulle partiture di Franco Micalizzi o Stelvio Cipriani per i polizieschi di Umberto Lenzi e Stelvio Massi. Sensazioni che tutti abbiamo provato. Piero Piccioni, i premi Oscar Ennio Morricone e Luis Bacalov (per citare solo i più famosi) sono nomi ormai familiari per tutti. Con il loro contributo, l’opera di registi come Mario Bava e Riccardo Freda, Duccio Tessari e Sergio Martino è stata sottratta a l’oblio in cui la critica del periodo l’aveva relegata. Quentin Tarantino, John Carpenter e Brian De Palma hanno più volte confessato l’influenza ricevuta dai nostri maestri del poliziottesco e dal sapiente uso delle colonne sonore. Così nuda così violenta è il saggio che mancava, una vera e propria enciclopedia che colma le lacune documentali attraverso le recensioni di più di 200 colonne sonore raccolte nelle schede di oltre 75 compositori e le trame dei rispettivi film, con commenti e curiosità, bibliografie, filmografie, discografie, solisti ed esecutori, ma soprattutto le conversazioni con compositori, registi e sceneggiatori, proponendosi come un viaggio dentro immagini, musiche e personaggi che hanno reso Cult quell’irripetibile ventennio.

Pagina FB Così nuda così violenta

La presentazione su Arcana editrice

 

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SOGNI LORO. Selezione di cinema onirico a cura di CortoperScelta

SOGNI LORO – Domenica 11 agosto 2013. ore 21.30
Museo Pietraia dei Poeti – San Benedetto del Tronto (AP)

info su www.cortoperscelta.it

Il nostro collaboratore nonché amico, Roberto Montani, ha fatto una piccola riflessione sui dieci anni di CortoperScelta in occasione della selezione di cinema onirico Sogni Loro. Lo ringraziamo e di seguito la riportiamo integralmente.

CortoperScelta sul nostro territorio ha fatto la storia.
PeppeEnrico e Dante ci hanno messo tutte le forze, tutto il cuore per farlo nascere, crescere e far diventare quello che stato sino a poco tempo fa. Un punto di riferimento a livello nazionale del cinema corto, del cortometraggio d’autore, del videoclip, dell’animazione.
La crisi di cui tanto ci riempiamo la bocca in quest’occasione ha colpito duro, mettendo in difficoltà il festival così com’era nato. Niente più fondi per la cultura e CortoperScelta ne ha pagato le conseguenze. Ma non Peppe ed Enrico.
Loro col cuore e con tutte le forze continuano a portare avanti il discorso quando ne hanno occasione, tra gli impegni e le difficoltà CortoperScelta è sempre vivo e presente.
Domenica torna al Museo Pietraia dei Poeti una serata dedicata a 5 tra i migliori videomaker di cinema breve a livello mondiale:
Ila Beka (bekafilms), Julia Gromskaya, Simone MassiCésar Meneghetti ed Elisabetta Pandimiglio.
Ho avuto la fortuna di collaborare da sempre con CortoperScelta, sin dagli esordi e anche stavolta, assieme a Peppe e al meraviglioso disegno di Simone Massi ho sfornato il poster e il materiale per la comunicazione dell’evento.
Vi si aspetta domenica sera qui » SOGNI LORO. Selezione di cinema onirico a cura di CortoperScelta

 

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Conversazione animata con Giannalberto Bendazzi

intervista di Giuseppe De Angelis

Giannalberto Bendazzi (Ravenna, 1946) è cofondatore dell’ISCA (Istituto per lo studio del cinema d’animazione). Laurea in giurisprudenza nel 1971 con tesi su Il diritto d’autore nel campo delle opere audiovisive.

Giannalberto Bendazzi

Nel 1982 è co-fondatore dell’ASIFA-Italia a Torino, sezione italiana dell’Association Internationale du Film d’Animation, ed è membro del direttivo internazionale dell’ASIFA dal 1982 al 1991. Nel 1987 è co-fondatore della Society for Animation Studies. Dal 1990 al 1992 insegna storia del cinema d’animazione all’Istituto Europeo del Design di Milano. Ha insegnato Storia del cinema d’animazione e Storia del cinema, fino al 2008, presso l’Università degli Studi di Milano. Ha tenuto corsi di specializzazione presso la Griffith University di Brisbane, Australia. Curatore e organizzatore di rassegne e retrospettive, alcune delle quali punto di riferimento internazionale per studi e approfondimenti, su Alexandre Alexeieff, Norman McLaren, Quirino Cristiani, John Halas, Guido Manuli, Osvaldo Cavandoli, Anton Gino Domeneghini, Bruno Bozzetto, Jules Engel. Ha curato altre retrospettive di più ampio raggio sul cinema d’animazione in tutto il mondo. Partecipa a congressi, convegni, tavole rotonde e seminari; riceve riconoscimenti per la sua straordinaria dedizione nel mondo dell’animazione. Autore di una ventina di pubblicazioni, tra le principali: Bruno Bozzetto: animazione primo amore, Isca (1972), Woody Allen. La Nuova Italia, (1976 e 1979), Mel Brooks: l’ultima follia di Hollywood, Il Formichiere (1970 edito inoltre in francese); Topolino e poi, Il Formichiere (1978); Woody Allen: il comico più intelligente e l’intelligenza più comica, Fabbri (poi RCS, 1984, 1987, 1989, 1991, 1995; edito inoltre in francese, inglese, tedesco, ungherese, spagnolo); Cartoons: cento anni di cinema d’animazione, Marsilio (1988 e 1992, pubblicato inoltre in francese, inglese, spagnolo, cinese e bengalese); La zuzzurellinea: Osvaldo Cavandoli e l’animazione, Incontri internazionali con gli autori di cinema d’animazione, Genova (1985); Le tour de l’animation en 84 films, Festival International du Film d’Animation, Annecy (2000).

intervista

Prof. Bendazzi, lei è certamente tra i più importanti esperti e storici del cinema d’animazione mondiale. Mi tracci una panoramica sullo stato dell’arte in Italia.
Viviamo in un Paese che sforna straordinari artisti, ma dove è necessario costruire un importante festival sul cinema d’animazione, un festival che ne tracci una panoramica completa, italiana e internazionale. Credo che sia importante la presenza di autori italiani nel comitato organizzativo, ma sono altresì fondamentali validi organizzatori, che abbiano consapevolezza della divisione dei ruoli. Il comitato d’onore dovrebbe essere dunque composto di autori, organizzatori di settore, mediatori (critici e direttori scientifici). Il mio è un sogno, o meglio un auspicio, perché l’Italia è l’unico Stato importante a non avere un suo festival di cinema d’animazione, nonostante possiamo vantare alcuni dei migliori registi mondiali: Mario Addis, Bruno Bozzetto, Roberto Catani, Mara Cerri, Enzo D’Alò, Ursula Ferrara, Simone Massi. È inoltre necessario trovare un sindaco illuminato, disponibile a dare una sede per realizzarlo. Una sede dove il festival dovrà radicarsi. Tutte le principali kermesse cinematografiche si identificano nel luogo dove nascono. Per fare un esempio cito Annecy, tra i più importanti festival del cinema d’animazione al mondo.

Crede che in Italia i registi d’animazione (e non solo) abbiano la giusta considerazione e riconoscimenti?
Osvaldo Cavandoli è un marchio italiano nel mondo. nel 1969 ebbe un’idea semplicissima, La linea, con la quale creò uno spettacolo unico che lo rese famoso, celebrato e premiato in tutto il mondo, un po’ meno – ahinoi – in Italia, se non per la parentesi pubblicitaria dei caroselli Lagostina. Nel giugno 2006 il festival di Annecy lo tributa con un omaggio alla sua opera. Arrivato in città è stato accolto con addobbi di bandiere raffiguranti La linea e con code di fan a chiedergli un autografo, insomma un vero e proprio tripudio. All’apertura del festival il direttore artistico presenta al pubblico Osvaldo, una folla impazzita di millecinquecento spettatori gli rende un’interminabile standing ovation. Nel marzo 2007 Cavandoli muore. Ai suoi funerali, a Milano, partecipano quindici persone. Questa desolante proporzione spiega benissimo la nostra considerazione per i registi d’animazione.

Osvaldo Cavandoli e la sua Linea

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CortoperScelta 2011. I corti vincitori

“Uerra” di Paolo Sassanelli è il vincitore dell’8° festival del cinema breve CortoperScelta. Lo ha deciso la Giuria composta dal direttore artistico Dante Albanesi e dai membri dell’Associazione “Arancia Meccanica” (ideatrice del festival), ovvero Enrico De Angelis, Giuseppe De Angelis, Valeria Capriotti e

Roberto Montani. La premiazione si è svolta sabato 22, nello splendido scenario della Sala De Carolis di Montefiore dell’Aso (AP).

“Uerra” ha vinto con questa motivazione: “Per aver saputo raccontare l’universo ristretto di un paese del sud Italia alle soglie di un cambiamento epocale (il 1946), con la forza della commedia e una sceneggiatura che congegna una perfetta alternanza di comicità e sentimento.”

Premio per il Talento Visivo a “Beauty” di Cosimo Terlizzi, “Per essere riuscito in meno di un minuto e senza l’uso della parola a rivelare un personaggio, i desideri e le pulsioni che lo muovono e il piccolo mondo onirico che lo circonda.”

Secondo Premio a “Mille giorni di Vito” di Elisabetta Pandimiglio, “Per aver affrontato un dramma contemporaneo di cui l’opinione pubblica si occupa pochissimo, la condizione dei figli delle detenute, ritraendolo con accurati dettagli e una dolorosa partecipazione emotiva.”

Alla premiazione erano presenti: la regista Elisabetta Pandimiglio, il regista Giordano Viozzi e il fotografo Marco Biancucci (ideatori della mostra “Di volto in volto”), l’Assessore alla Cultura del Comune di Montefiore dell’Aso Giamaica Brilli.

Tutto il verbale della giuria sarà pubblicato a breve su www.cortoperscelta.it .

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Il meglio delle prime due serate di CortoperScelta 2011. Capitolo I

In attesa degli appuntamenti di Montefiore dell’Aso del 21 e 22 ottobre, una selezione dei migliori corti appartenenti alle sezioni speciali dell’ottava edizione di CortoperScelta, proiettati a Massignano il 14 e 15 ottobre 2011.

GIORNO 1
L’INVADENZA DELLA COMA FILM. I video di Antonio Zucconi
La preziosa anima di Fausto

Il giorno del Jujitsu

Il giorno del Jujitsu from Astutillo Smeriglia on Vimeo.

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GIORNO 1
DI VOLTO IN VOLTO. Piceno, personaggi, passioni
I forzati della strada

DI VOLTO IN VOLTO#8 – I forzati della strada from SUSHI ADV. on Vimeo.

Simone

DI VOLTO IN VOLTO#6 – Simone from SUSHI ADV. on Vimeo.

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GIORNO 1
FUORI CONCORSO
El misterio del Pez di Giovanni Maccelli

EL MISTERIO DEL PEZ from Digital Short Film Fest on Vimeo.

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GIORNO 1
STRANEVISIONI. Ai confini del cinema
|TLMC| Prelude di Matteo Giovannelli

|TLMC| / Prelude from Matteo Giovanelli on Vimeo.

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DI VOLTO IN VOLTO: Piceno, personaggi, passioni

Sarà inaugurata venerdì 14 ottobre, alle ore 19, presso la Sala Consiliare del Comune di Massignano (AP), una delle iniziative più importanti dell’8° edizione del Festival del cinema breve CortoperScelta (14-22 ottobre, Massignano e Montefiore dell’Aso), ovvero la mostra video-fotografica “DI VOLTO IN VOLTO”, un progetto di Giordano Viozzi (regista e titolare dell’agenzia di comunicazione Sushi Adv.) e Marco Biancucci (fotografo e titolare di F for Fake CV e Cantiere12), che si pone l’obiettivo di raccontare il territorio del sud delle Marche attraverso i suoi personaggi e i loro volti, le loro attività e le loro storie.

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