Archive for the 'Festival' Category

CortoperScelta, Festival

il volto di Padre Pietro…

Il 9 agosto 2015 ci ha lasciato Padre Pietro. Il muratore di Dio che da solo ha ricostruito l’Eremo di San Leonardo sui Monti Sibillini. Nell’ottobre 2011, il festival CortoperScelta e il progetto di Volto in Volto (di Marco Biancucci e Giordano Viozzi) gli hanno reso omaggio con una mostra fotografica e la proiezione del documentario a lui dedicato. Ecco l’omaggio a CortoperScelta 2011

Senza nulla aggiungere, lo vogliamo ricordare semplicemente con le sue parole

DI VOLTO IN VOLTO#5 – Padre Pietro from sushi adv on Vimeo.

Padre Pietro

Padre Pietro. foto ©MarcoBiancucci

 

CortoperScelta, Festival

Animata resistenza a Pergola

Simone Massi e Dante Albanesi presentano il documentario premiato alla Mostra del Cinema di Venezia nel settembre 2014

Animata Resistenza. Manifesto

Animata Resistenza. Manifesto

fonte blog BAIKcinema
Martedì 11 agosto, ore 20.30, presso il giardino di Casa Godio a Pergola (PU), uno speciale appuntamento di Cinema: la proiezione di “Animata resistenza”, documentario di Francesco Montagner e Alberto Girotto, dedicato al grande autore di cinema d’animazione Simone Massi. La serata, a cura dell’associazione “Pergola Unita”, sarà introdotta dal protagonista Massi e dal critico cinematografico Dante Albanesi.

Premiato come Miglior Documentario sul Cinema alla 71° Mostra del Cinema di Venezia, “Animata resistenza” racconta l’opera poetica di Simone Massi, regista di fama internazionale, con centinaia di premi vinti in tutto il mondo. Il suo cinema è portatore incontaminato di memoria, legata alla civiltà rurale, alla terra marchigiana e ai sentimenti della semplicità delle piccole cose, dei gesti quotidiani dentro ai quali si nascondono verità profonde e interrogativi esistenziali. I suoi lavori e il suo stile di vita sono caratterizzati da un’armonica e coerente purezza.

Simone Massi è stato un simbolo del festival CortoperScelta, dove ha ricevuto premi, omaggi e retrospettive.
Dante Albanesi è stato il direttore artistico di CortoperScelta (2003-2011)

Festival, Video

Premiare la sensibilità. Julia Gromskaya vince il Fluvione Corto Festival

di Peppe De Angelis

Dal 13 al 27 settembre 2014 ho partecipato in qualità di giurato alla quinta edizione del Fluvione Corto Festival. Oltre a essere stato parte attiva nei lavori della giuria per tutti i corti, in tutte le sezioni, ho avuto la fortuna di redigere la motivazione del premio, per la Sezione Cortissimi, a Inverno e ramarro di Julia Gromskaya, un piccolo film di animazione straordinariamente delicato e sensibile. Eccola di seguito:

Un affresco di ricordi e pensieri dell’infanzia. Inverno e Ramarro è un delicatissimo dialogo tra una bambina e suo nonno. Un quadro animato di un mondo e di mondi lontani. Messo in scena con maestria e sapienza, evoca lo stile pittorico dei più grandi artisti del novecento.

A presto con la recensione.
Peppe De Angelis – Festival CortoperScelta

CortoperScelta, Festival, Interviste, Libri, Senza categoria, Video

DOCUMENTATE resistenze. Il film, Alberto, Francesco, Simone e Venezia

di Peppe De Angelis

Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto è un documentario straordinario. Poetico, non didascalico, delicato. È profondo, concepito bene nella messinscena delle interviste, che si fondono con i paesaggi e il contesto socio-antropologico, in un equilibrio perfetto tra la figura di Simone Massi e la sua grande opera artistica. Sottili i passaggi da animazione a documentario, in un mix tra realismo, nuvole, sogno.
Il suono originale di Lorenzo Danesin è un vero valore aggiunto che, come quello di Stefano Sasso nei film di Massi, ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo narrativo. La profondità del trio d’archi rappresenta appieno il lavoro intimo e raffinato di Simone. Ad aprire aprire e chiudere, due pezzi orchestrali del compositore minimalista estone Arvo Pärt, incipit e colophon di un’opera audiovisiva costruita con il tipico crescendo di un grande concerto sinfonico.
Animata resistenza è un complesso viaggio tra riflessioni storico-sociali, colline, umanità, personaggi, partigiani, il pensiero resistente di Simone, il mestiere dell’animatore e, infine, un omaggio alla sua opera. La fotografia, calda e a tratti cupa, è curata nei minimi particolari e coglie la sofferenza, le rughe dei volti, lo sguardo dell’animatore, sia perso nell’ammirare colline che assorto sulla tavola da disegno. Nel vederlo si ha spesso una sorta di disorientamento, come se dal documentario si passasse alla finzione neorealista di Giorgio Diritti, tra quelle umili terre e persone di frontiera, così vere e ferme sulla propria posizione.
Rabbiose e cupe le sequenze finali. L’ultimo estratto animato è preso da Dell’ammazzare il maiale. Nel passaggio dall’animazione al documentario si riesce a cogliere la sintesi del faticosissimo film di Massi e forse del suo pensiero resistente. È nel dolore, nell’urlo del maiale che lo tormenta, nei pensieri persi nel vuoto, nei lunghi silenzi. Emerge così la sua lotta, il suo animalismo, il suo amore per gli animali e il rifiuto della tortura verso ogni forma di essere vivente. Nel crescendo sinfonico di Pärt e nell’irrompere del temporale che penetra in un rudere abbandonato, si chiude il documentario, con un vero tocco di cinema d’autore. Prima ancora che registi, Montagner e Girotto sono appunto autori e, nell’imperversare sciatto-modernista dei filmakers, c’è forse ancora qualche barlume di speranza per il nostro cinema.

DOCUMENTARE RESISTENZE
Intervista ad Alberto Girotto e Francesco Montagner
[Seconda parte]

Qualche giorno prima dell’esordio alla Mostra del Cinema di Venezia ho intervistato gli autori di Animata resistenza, film documentario sulla vita dell’animatore resistente Simone Massi, realizzato da Francesco Montagner e Alberto Girotto.
[Leggi la prima parte di Documentare resistenze]
La precedente intervista si è chiusa con la paura e l’entusiasmo di Alberto e Francesco a pochi giorni dalla presentazione al Lido. Dopo l’accoglienza straordinaria alla Mostra, il sogno dei due giovani registi si è chiuso con il Leone, sezione Venezia Classici, per il miglior documentario sul cinema.

MONTALDO
Il 6 settembre 2014 alle 20 si apre la cerimonia di premiazione di Venezia71. La storia stava bussando alla porta, ma voi non ne eravate al corrente. Giuliano Montaldo, in qualità presidente di giuria per Venezia Classici, sale sul palco e arriva l’annuncio inatteso: Premio per il miglior documentario sul cinema ad Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto. Siete in grado di descrivere l’emozione di quei momenti? Cosa si prova a essere premiati dall’autore di Sacco e Vanzetti?

Francesco Montagner. E’ stata un’emozione tanto forte che non ho saputo come reagire, quando ho sentito il nostro nome mi sono irrigidito di colpo. Già essere arrivati a Venezia da esordienti, indipendenti e giovanissimi era un grandissimo successo per noi e per la nostra associazione Fucina del Corāgo. Il risultato di un percorso lungo e complesso che ha richiesto un lavoro di un anno e mezzo. Poi riuscire pure a vincere il Leone della propria sezione è stato il realizzarsi di un sogno che fino a pochi mesi prima era impensabile e più che mai lontano dalle mie aspettative. Alla Mostra di film di qualità ce ne sono tanti e per noi era già un onore essere tra quelli, con il nostro piccolo film. Oltre a Montaldo, che stimo moltissimo (ancor di più oggi dopo averlo conosciuto di persona) mi piacerebbe incontrare quei ragazzi che hanno composto la giuria, composta da 28 laureandi italiani in Storia del Cinema, perché hanno fatto una scelta coraggiosa e “spero” sincera, premiando un documentario non convenzionale e dando credito a due giovani esordienti come noi.
Alberto Girotto é stata un’emozione grandissima, non ci saremo mai aspettati di vincere e ricevere il leone. Ci siamo impegnati molto e abbiamo creduto in questo progetto, ci abbiamo messo tutto noi stessi, ma di vincere non ce lo saremmo mai aspettati. La vittoria era già la selezione. Poi essere premiati da un autore cinematografico come Giuliano Montaldo, che ha realizzato film straordinari, stringergli la mano e sapere che il nostro film gli è piaciuto molto, è stato un sogno dal quale per fortuna non c’è stato risveglio. Di tanto in tanto penso se sia tutto reale. E’ stato un momento di gioia intensa e anche molto commovente. Per qualche secondo ho avuto un principio di svenimento quando hanno annunciato i nostri nomi. Ancora, dopo settimane, sembra impossibile.

EMOZIONE
Francesco il loquace, Alberto il taciturno. Al momento della premiazione si sono forse invertiti i ruoli? Uno dei due sembrava più emozionato dell’altro.

F.M. Verissimo! Non riuscivo ancora a crederci: nel momento in cui sono salito sul palco ho stretto la mano a Montaldo e ho fatto per ringraziarlo, ma le parole non mi sono uscite di bocca. Ero completamente frastornato, specialmente quando il pubblico della sala grande ha cominciato ad applaudirci.
A.G. Ero felicissimo, un sogno che si realizzava, un sogno che non credevo di vedere realizzato così presto. Più che un sorriso era una paresi, non riuscivo a smuoverlo. La gioia è stata immensa, non sapevo nemmeno come comportarmi sul palco.

MOSTRA DEL CINEMA
Ma la Mostra del Cinema non è stata solo la premiazione, la vostra è stata davvero una settimana
intensa al Lido. Quali sono stati i momenti salienti e come li avete affrontati?

F.M. E’ stata di sicuro una delle settimane più intense dalla fine del montaggio, sia da un punto di vista lavorativo, che emotivo ed umano. Il momento saliente è stato quando alla prima proiezione del film era presente Dilo Ceccarelli, uno dei partigiani del film, che è venuto per assistere dalle Marche (alla sua età) con un’intera delegazione, capeggiata da Angelo Verdini, presidente dell’Anpi di Arcevia che ha contribuito alla realizzazione del film mettendo a nostra disposizione la sua conoscenza storica del territorio.
A.G. Abbiamo vissuto il festival anche da cinefili come gli anni passati solo che quest’anno eravamo lì anche come cineasti. Ho visto dei film straordinari. Uno dei momenti salienti sicuramente era la visione dei film. Gli altri sono stati quando è toccato a noi presentare il documentario. Stare seduto con il pubblico che guardava il nostro film e gli applausi alla fine, stare insieme a tutti i nostri invitati entusiasti di essere lì, le prime interviste importanti dove ci chiedevano di parlare del nostro lavoro, insomma ci sono stati molti momenti salienti. Sicuramente non dimenticherò mai la tensione, poi la grande gioia che il risultato finale ci ha portato. Lo ripeto, ancora mi sembra impossibile!

Grazie Alberto e grazie Francesco per la disponibilità. Bellissimo lavorare con voi a questa duplice intervista doppia.
Ma non è ancora tutto. Ho fatto qualche domanda al protagonista di questa bellissima favola dal sapore cinematografico.

 

L’ATTESA RESISTENTE
Piccola storica intervista a Simone Massi

Silenzioso, restio e fuori dai riflettori come sempre, Simone Massi è il padre spirituale di Animata resistenza. Ha accolto per qualche settimana Francesco e Alberto nella sua casa e ha raccontato la sua vita, il suo modo di fare cinema, la sensibilità e il legame con la sua terra, le sue persone, le radici e la resistenza partigiana, ieri e oggi.
Ha realizzato un nuovo film d’animazione. L’attesa del maggio.
Quadro familiare, un bracciante e una massaia, a casa, lui con mano fermamente appoggiata al tavolo. Sono in attesa.
Simone, sospeso in un limbo bianco, giacca nera e sciarpa rossa, la sfila dal collo. E’ pronto.
Una poesia: «Lo sguardo teso e l’orecchio a cercare li ho reimparati da Julia, ma fatico a distinguerli dalle foglie. Il maggio, il  merlo si nascondono al momento del canto, non si fanno vedere.»
Capo chino, spalle alla camera, percorre e calpesta erbose colline. Il percorso del ritorno, la strada verso casa, un viaggio che parte da Nuvole, mani. L’esilio è finito.
Vento, uccelli, pioggia, una processione, una chiesa, un altare, voci, ruscelli, valige, nuvole. Il ritorno.
Simone è in piedi davanti a un tavolo.

INTERVISTA A SIMONE MASSI

SENSAZIONI
Dalla realizzazione di “piccoli” film d’animazione a soggetto di un documentario sulla tua vita. Che sensazione si prova?

Ho ottenuto molte soddisfazioni, centinaia di premi e parole che potevano stordirmi e lasciarmi a terra ma ho sempre mantenuto un certo distacco ed è stata la mia fortuna. Perché io non devo pensare a guardarmi allo specchio ma a lavorare. Un documentario su di me significa che qualcosa di buono l’ho combinata, almeno per gli autori del film, altro non mi viene in mente.

PREVISIONI
Hai conosciuto Francesco Montagner durante un festival, ti ha esposto la sua idea di realizzare un documentario su di te, poi lo hai visto entrare in casa insieme ad Alberto Girotto. Nel momento in cui hanno varcato la soglia della porta avresti mai pensato che quei due giovani registi, nemmeno un anno e mezzo dopo, avrebbero levato al cielo il Leone di Venezia71?

No, certo. Ma solo perché i miei pensieri sono sempre mirati al presente o comunque al tempo che gli sta più vicino. Nel momento in cui Francesco e Alberto sono entrati in casa ho pensato a dargli tutto quello avevo e potevo. Era una cosa nuova e c’erano tutti quegli istinti e atteggiamenti che riguardano e si riservano alle cose nuove: curiosità, attenzione, energie, fervore. Le aspettative hanno cominciato a prendere corpo soltanto a film finito, il sogno era la selezione a Venezia e credo che nessuno di noi potesse spingersi oltre. A premio ottenuto saltano fuori quelli esterni al film che se lo sentivano ma sono sciocchezze. Io alle intuizioni ci posso anche credere a patto che ci sia una base: aver partecipato al film, averlo visto, trovarsi al Lido nei giorni della Mostra…

POETICA
Ci sono momenti del documentario dove la tua poetica di regista ha preso la scena? Quali sequenze ami di più di Animata resistenza? Quelle dove emerge la tua vita, la tua etica e pensiero o quelle sul tuo cinema?

Il primo pensiero era di fare la mia parte, tutto quello che mi veniva chiesto di fare, il secondo era quello di rendermi utile come potevo e dunque sì, anche con delle idee e dei consigli. Cercando di non essere invadente perché i ruoli erano chiari e nessuno ha mai tentato di metterli in discussione. Alcune idee sono state accolte e altre no com’è giusto, alcune sono finite nel film e altre tagliate come succede. A vedermi sullo schermo mi imbarazza, e in particolare quando apro bocca. Fossi stato io il regista mi sarei tagliato fino a ridurmi a muta comparsa e avrei lasciato spazio a quel che davvero dice e commuove: le colline viste dall’alto, le ombre che si spostano sul paesaggio, i cani e le altre bestiole, gli anziani che lavorano o raccontano. Neanche a dirlo sono queste le sequenze del film che amo di più.
Delle scene in cui compaio io mi piacciono quelle dove cammino e sto zitto: sulla collina insieme a Julia, sul monte innevato insieme a un cane, davanti alla casa colonica abbandonata. E’ buona anche la scena in cui un piccione mi vola sopra la testa e sorrido.

GENESI
La genesi di Animata resistenza è stata parallela a quella del tuo ultimo film d’animazione, L’attesa del maggio. La stampa si è soffermata un po’ più sul documentario, ma Giannalberto Bendazzi, il più importante critico mondiale di cinema d’animazione, ha commentato così la tua ultima fatica: «Non mi sento di dire che è il film più bello di Simone Massi. Mi sento di dire che, secondo me, è il più bel capitolo (finora) di quel romanzo in poesia che sta sviluppando da quando fa cinema». Simili critiche ti inorgogliscono ancora come gli elogi degli esordi? E poi, cosa hai provato nel realizzare questo film in un momento tanto cruciale nella tua carriera di animatore resistente?

Come dicevo sono sempre stato impermeabile ai riconoscimenti (siano parole, premi o un documentario su di me, poco cambia) ma ciò non toglie che le parole di Bendazzi mi abbiano fatto particolarmente piacere. Anche perché Giannalberto è uno che prende parecchio sul serio il suo mestiere e non fa sconti. Fra un po’ salterà fuori qualcuno che conta meno di lui e che non sarà d’accordo e chi dirà o scriverà parole diverse ma in tutta franchezza è un pensiero che non mi toglie il sonno.
Cosa ho provato a realizzare questo film? Niente, è il mio lavoro. C’è stata fatica, tensione e pochissimo altro. Delle pressioni esterne che non ci dovevano essere e pure ci sono state: ti posso dire questo, non succederà più. Qualcuno scambia la mia educazione contadina per fesseria asinina. Può essere, ma sono stanco e il mio carico l’ho portato: è probabile che presto comincerò anch’io a tirare qualche calcio.

MAGGIO ATTESO
Cosa racconta L’attesa del maggio? Lo stile usato e la tecnica usate si legano di più al cinema delle tue origini, più onirico e bianco, o al tuo ultimo filone, più sofferto, marcato e rosso?

L’animazione nuova vuol’essere prima di tutto un ritorno a casa. Credo che il motivo più forte del film fosse appunto porre fine all’esilio di “Nuvole, mani” e fare il percorso inverso. Inizialmente il viaggio di ritorno è travagliato perché riprende e ripercorre luoghi e tematiche dei “film rossi”, ma sul finale tutto si placa e si fa leggero, ho volutamente cercato di recuperare le atmosfere di “Pittore, aereo”, il film che nel 2001 chiudeva la fase sperimentale e di ricerca cominciata a scuola e ne apriva una nuova, personale, autoriale. La stessa che ho cercato di affinare e portare avanti per tutti questi anni. Un ritorno a casa, appunto.

LIBRO
Nuvole e mani: il cinema animato di Simone Massi a cura di Fabrizio Tassi. È il secondo libro sulla tua poetica cinematografica, con allegato il documentario Animata resistenza e la raccolta di tutti i tuoi film. Stavolta è una delle più importanti case editrici indipendenti d’Italia a pubblicare, la Minimum fax. Come è nata questa nuova avventura editoriale? Cosa si prova, a soli 44 anni, ad avere due libri e un documentario che raccontano la tua vita?

Il precedente cofanetto “Poesia Bianca” di fatto non è mai stato distribuito né ristampato e nei cinque anni in cui il mio lavoro è stato legato alla Cineteca Italiana ho letteralmente contato i giorni che mi separavano dalla scadenza del contratto. Un paio di anni fa ho cominciato a muovermi, ho coinvolto Fabrizio Tassi che ha proposto il libro alle più importanti case editrici italiane. La Minimum Fax è stata la sola a rispondere positivamente e a dimostrare interesse nei confronti del mio lavoro. Due libri e un documentario su di me: sono contento, che vuoi che ti dica. Ma potrebbe anche non essere vero.

 

Peppe De Angelis
organizzatore CortoperScelta 2003-2013

CortoperScelta, Festival

CortoperScelta 2011. I corti vincitori

“Uerra” di Paolo Sassanelli è il vincitore dell’8° festival del cinema breve CortoperScelta. Lo ha deciso la Giuria composta dal direttore artistico Dante Albanesi e dai membri dell’Associazione “Arancia Meccanica” (ideatrice del festival), ovvero Enrico De Angelis, Giuseppe De Angelis, Valeria Capriotti e

Roberto Montani. La premiazione si è svolta sabato 22, nello splendido scenario della Sala De Carolis di Montefiore dell’Aso (AP).

“Uerra” ha vinto con questa motivazione: “Per aver saputo raccontare l’universo ristretto di un paese del sud Italia alle soglie di un cambiamento epocale (il 1946), con la forza della commedia e una sceneggiatura che congegna una perfetta alternanza di comicità e sentimento.”

Premio per il Talento Visivo a “Beauty” di Cosimo Terlizzi, “Per essere riuscito in meno di un minuto e senza l’uso della parola a rivelare un personaggio, i desideri e le pulsioni che lo muovono e il piccolo mondo onirico che lo circonda.”

Secondo Premio a “Mille giorni di Vito” di Elisabetta Pandimiglio, “Per aver affrontato un dramma contemporaneo di cui l’opinione pubblica si occupa pochissimo, la condizione dei figli delle detenute, ritraendolo con accurati dettagli e una dolorosa partecipazione emotiva.”

Alla premiazione erano presenti: la regista Elisabetta Pandimiglio, il regista Giordano Viozzi e il fotografo Marco Biancucci (ideatori della mostra “Di volto in volto”), l’Assessore alla Cultura del Comune di Montefiore dell’Aso Giamaica Brilli.

Tutto il verbale della giuria sarà pubblicato a breve su www.cortoperscelta.it .

CortoperScelta, Festival

CortoperScelta, Festival

CortoperScelta a Pedaso

CortoperScelta al Giardino della cultura di Pedaso

In programma “L’ape e il vento” con Philippe Leroy ed Elio Germano

Martedì 23 agosto, ore 21.30, presso il Giardino della cultura di Pedaso, ultimo appuntamento con le anteprime estive del festival del cinema breve CortoperScelta, ideato dall’Associazione Arancia Meccanica di Massignano e dal critico cinematografico Dante Albanesi. Appuntamento centrale della serata sarà il corto “L’ape e il vento” di Massimiliano Camaiti, interpretato dal grande attore francese PHILIPPE LEROY e dalla nuova rivelazione del cinema italiano ELIO GERMANO (premiato al Festival di Cannes 2010). Il corto narra l’incontro quasi magico tra un anziano contadino e un giovane che durante un viaggio di lavoro viene punto da un’ape. É un film sull’incrocio di due vite, che pian piano si aprono l’uno con l’altro e scoprono di avere qualcosa in comune. Sarà inoltre proposta una serie di video che parteciperanno alla ottava edizione del festival, prevista per ottobre a Massignano e Montefiore dell’Aso. In programma anche “La ragazza del faro” di Paolo Concetti e Stefano Gasparrini, un corto nato dal Progetto Cinema dei ragazzi dell’Oratorio della Parrocchia di Pedaso. Tra gli altri titoli in scaletta: “Videogioco” di Donato Sansone e “La preda” di Francesco Apice.

L’appuntamento con CortoperScelta è patrocinato dall’Assessorato alla cultura del Comune di Pedaso e dalla locale Pro-Loco e rientra nell’ambito delle “Serate al Giardino della Cultura”. Si conclude così la lunga estate delle anteprime di CortoperScelta che, come illustrato sul sito ufficiale www.cortoperscelta.it, tornerà con una programma più ricco di contenuti, ospiti e sezioni collaterali.

Immagine tratta da L’ape e il vento di Massimiliano Camaiti cortometraggio del progetto Perfiducia con Elio GermanoPhilippe Leroy. Fra i vari premi ottiene due menzioni speciali (sceneggiatura e regia) ai Nastri d’argento 2010 e viene premiato dalla giuria della stampa estera con il Globo d’oro (2010).