CortoperScelta, Festival

il volto di Padre Pietro…

Il 9 agosto 2015 ci ha lasciato Padre Pietro. Il muratore di Dio che da solo ha ricostruito l’Eremo di San Leonardo sui Monti Sibillini. Nell’ottobre 2011, il festival CortoperScelta e il progetto di Volto in Volto (di Marco Biancucci e Giordano Viozzi) gli hanno reso omaggio con una mostra fotografica e la proiezione del documentario a lui dedicato. Ecco l’omaggio a CortoperScelta 2011

Senza nulla aggiungere, lo vogliamo ricordare semplicemente con le sue parole

DI VOLTO IN VOLTO#5 – Padre Pietro from sushi adv on Vimeo.

Padre Pietro

Padre Pietro. foto ©MarcoBiancucci

 

CortoperScelta, Festival

Animata resistenza a Pergola

Simone Massi e Dante Albanesi presentano il documentario premiato alla Mostra del Cinema di Venezia nel settembre 2014

Animata Resistenza. Manifesto

Animata Resistenza. Manifesto

fonte blog BAIKcinema
Martedì 11 agosto, ore 20.30, presso il giardino di Casa Godio a Pergola (PU), uno speciale appuntamento di Cinema: la proiezione di “Animata resistenza”, documentario di Francesco Montagner e Alberto Girotto, dedicato al grande autore di cinema d’animazione Simone Massi. La serata, a cura dell’associazione “Pergola Unita”, sarà introdotta dal protagonista Massi e dal critico cinematografico Dante Albanesi.

Premiato come Miglior Documentario sul Cinema alla 71° Mostra del Cinema di Venezia, “Animata resistenza” racconta l’opera poetica di Simone Massi, regista di fama internazionale, con centinaia di premi vinti in tutto il mondo. Il suo cinema è portatore incontaminato di memoria, legata alla civiltà rurale, alla terra marchigiana e ai sentimenti della semplicità delle piccole cose, dei gesti quotidiani dentro ai quali si nascondono verità profonde e interrogativi esistenziali. I suoi lavori e il suo stile di vita sono caratterizzati da un’armonica e coerente purezza.

Simone Massi è stato un simbolo del festival CortoperScelta, dove ha ricevuto premi, omaggi e retrospettive.
Dante Albanesi è stato il direttore artistico di CortoperScelta (2003-2011)

CortoperScelta, Festival, Interviste, Libri, Senza categoria, Video

DOCUMENTATE resistenze. Il film, Alberto, Francesco, Simone e Venezia

di Peppe De Angelis

Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto è un documentario straordinario. Poetico, non didascalico, delicato. È profondo, concepito bene nella messinscena delle interviste, che si fondono con i paesaggi e il contesto socio-antropologico, in un equilibrio perfetto tra la figura di Simone Massi e la sua grande opera artistica. Sottili i passaggi da animazione a documentario, in un mix tra realismo, nuvole, sogno.
Il suono originale di Lorenzo Danesin è un vero valore aggiunto che, come quello di Stefano Sasso nei film di Massi, ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo narrativo. La profondità del trio d’archi rappresenta appieno il lavoro intimo e raffinato di Simone. Ad aprire aprire e chiudere, due pezzi orchestrali del compositore minimalista estone Arvo Pärt, incipit e colophon di un’opera audiovisiva costruita con il tipico crescendo di un grande concerto sinfonico.
Animata resistenza è un complesso viaggio tra riflessioni storico-sociali, colline, umanità, personaggi, partigiani, il pensiero resistente di Simone, il mestiere dell’animatore e, infine, un omaggio alla sua opera. La fotografia, calda e a tratti cupa, è curata nei minimi particolari e coglie la sofferenza, le rughe dei volti, lo sguardo dell’animatore, sia perso nell’ammirare colline che assorto sulla tavola da disegno. Nel vederlo si ha spesso una sorta di disorientamento, come se dal documentario si passasse alla finzione neorealista di Giorgio Diritti, tra quelle umili terre e persone di frontiera, così vere e ferme sulla propria posizione.
Rabbiose e cupe le sequenze finali. L’ultimo estratto animato è preso da Dell’ammazzare il maiale. Nel passaggio dall’animazione al documentario si riesce a cogliere la sintesi del faticosissimo film di Massi e forse del suo pensiero resistente. È nel dolore, nell’urlo del maiale che lo tormenta, nei pensieri persi nel vuoto, nei lunghi silenzi. Emerge così la sua lotta, il suo animalismo, il suo amore per gli animali e il rifiuto della tortura verso ogni forma di essere vivente. Nel crescendo sinfonico di Pärt e nell’irrompere del temporale che penetra in un rudere abbandonato, si chiude il documentario, con un vero tocco di cinema d’autore. Prima ancora che registi, Montagner e Girotto sono appunto autori e, nell’imperversare sciatto-modernista dei filmakers, c’è forse ancora qualche barlume di speranza per il nostro cinema.

DOCUMENTARE RESISTENZE
Intervista ad Alberto Girotto e Francesco Montagner
[Seconda parte]

Qualche giorno prima dell’esordio alla Mostra del Cinema di Venezia ho intervistato gli autori di Animata resistenza, film documentario sulla vita dell’animatore resistente Simone Massi, realizzato da Francesco Montagner e Alberto Girotto.
[Leggi la prima parte di Documentare resistenze]
La precedente intervista si è chiusa con la paura e l’entusiasmo di Alberto e Francesco a pochi giorni dalla presentazione al Lido. Dopo l’accoglienza straordinaria alla Mostra, il sogno dei due giovani registi si è chiuso con il Leone, sezione Venezia Classici, per il miglior documentario sul cinema.

MONTALDO
Il 6 settembre 2014 alle 20 si apre la cerimonia di premiazione di Venezia71. La storia stava bussando alla porta, ma voi non ne eravate al corrente. Giuliano Montaldo, in qualità presidente di giuria per Venezia Classici, sale sul palco e arriva l’annuncio inatteso: Premio per il miglior documentario sul cinema ad Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto. Siete in grado di descrivere l’emozione di quei momenti? Cosa si prova a essere premiati dall’autore di Sacco e Vanzetti?

Francesco Montagner. E’ stata un’emozione tanto forte che non ho saputo come reagire, quando ho sentito il nostro nome mi sono irrigidito di colpo. Già essere arrivati a Venezia da esordienti, indipendenti e giovanissimi era un grandissimo successo per noi e per la nostra associazione Fucina del Corāgo. Il risultato di un percorso lungo e complesso che ha richiesto un lavoro di un anno e mezzo. Poi riuscire pure a vincere il Leone della propria sezione è stato il realizzarsi di un sogno che fino a pochi mesi prima era impensabile e più che mai lontano dalle mie aspettative. Alla Mostra di film di qualità ce ne sono tanti e per noi era già un onore essere tra quelli, con il nostro piccolo film. Oltre a Montaldo, che stimo moltissimo (ancor di più oggi dopo averlo conosciuto di persona) mi piacerebbe incontrare quei ragazzi che hanno composto la giuria, composta da 28 laureandi italiani in Storia del Cinema, perché hanno fatto una scelta coraggiosa e “spero” sincera, premiando un documentario non convenzionale e dando credito a due giovani esordienti come noi.
Alberto Girotto é stata un’emozione grandissima, non ci saremo mai aspettati di vincere e ricevere il leone. Ci siamo impegnati molto e abbiamo creduto in questo progetto, ci abbiamo messo tutto noi stessi, ma di vincere non ce lo saremmo mai aspettati. La vittoria era già la selezione. Poi essere premiati da un autore cinematografico come Giuliano Montaldo, che ha realizzato film straordinari, stringergli la mano e sapere che il nostro film gli è piaciuto molto, è stato un sogno dal quale per fortuna non c’è stato risveglio. Di tanto in tanto penso se sia tutto reale. E’ stato un momento di gioia intensa e anche molto commovente. Per qualche secondo ho avuto un principio di svenimento quando hanno annunciato i nostri nomi. Ancora, dopo settimane, sembra impossibile.

EMOZIONE
Francesco il loquace, Alberto il taciturno. Al momento della premiazione si sono forse invertiti i ruoli? Uno dei due sembrava più emozionato dell’altro.

F.M. Verissimo! Non riuscivo ancora a crederci: nel momento in cui sono salito sul palco ho stretto la mano a Montaldo e ho fatto per ringraziarlo, ma le parole non mi sono uscite di bocca. Ero completamente frastornato, specialmente quando il pubblico della sala grande ha cominciato ad applaudirci.
A.G. Ero felicissimo, un sogno che si realizzava, un sogno che non credevo di vedere realizzato così presto. Più che un sorriso era una paresi, non riuscivo a smuoverlo. La gioia è stata immensa, non sapevo nemmeno come comportarmi sul palco.

MOSTRA DEL CINEMA
Ma la Mostra del Cinema non è stata solo la premiazione, la vostra è stata davvero una settimana
intensa al Lido. Quali sono stati i momenti salienti e come li avete affrontati?

F.M. E’ stata di sicuro una delle settimane più intense dalla fine del montaggio, sia da un punto di vista lavorativo, che emotivo ed umano. Il momento saliente è stato quando alla prima proiezione del film era presente Dilo Ceccarelli, uno dei partigiani del film, che è venuto per assistere dalle Marche (alla sua età) con un’intera delegazione, capeggiata da Angelo Verdini, presidente dell’Anpi di Arcevia che ha contribuito alla realizzazione del film mettendo a nostra disposizione la sua conoscenza storica del territorio.
A.G. Abbiamo vissuto il festival anche da cinefili come gli anni passati solo che quest’anno eravamo lì anche come cineasti. Ho visto dei film straordinari. Uno dei momenti salienti sicuramente era la visione dei film. Gli altri sono stati quando è toccato a noi presentare il documentario. Stare seduto con il pubblico che guardava il nostro film e gli applausi alla fine, stare insieme a tutti i nostri invitati entusiasti di essere lì, le prime interviste importanti dove ci chiedevano di parlare del nostro lavoro, insomma ci sono stati molti momenti salienti. Sicuramente non dimenticherò mai la tensione, poi la grande gioia che il risultato finale ci ha portato. Lo ripeto, ancora mi sembra impossibile!

Grazie Alberto e grazie Francesco per la disponibilità. Bellissimo lavorare con voi a questa duplice intervista doppia.
Ma non è ancora tutto. Ho fatto qualche domanda al protagonista di questa bellissima favola dal sapore cinematografico.

 

L’ATTESA RESISTENTE
Piccola storica intervista a Simone Massi

Silenzioso, restio e fuori dai riflettori come sempre, Simone Massi è il padre spirituale di Animata resistenza. Ha accolto per qualche settimana Francesco e Alberto nella sua casa e ha raccontato la sua vita, il suo modo di fare cinema, la sensibilità e il legame con la sua terra, le sue persone, le radici e la resistenza partigiana, ieri e oggi.
Ha realizzato un nuovo film d’animazione. L’attesa del maggio.
Quadro familiare, un bracciante e una massaia, a casa, lui con mano fermamente appoggiata al tavolo. Sono in attesa.
Simone, sospeso in un limbo bianco, giacca nera e sciarpa rossa, la sfila dal collo. E’ pronto.
Una poesia: «Lo sguardo teso e l’orecchio a cercare li ho reimparati da Julia, ma fatico a distinguerli dalle foglie. Il maggio, il  merlo si nascondono al momento del canto, non si fanno vedere.»
Capo chino, spalle alla camera, percorre e calpesta erbose colline. Il percorso del ritorno, la strada verso casa, un viaggio che parte da Nuvole, mani. L’esilio è finito.
Vento, uccelli, pioggia, una processione, una chiesa, un altare, voci, ruscelli, valige, nuvole. Il ritorno.
Simone è in piedi davanti a un tavolo.

INTERVISTA A SIMONE MASSI

SENSAZIONI
Dalla realizzazione di “piccoli” film d’animazione a soggetto di un documentario sulla tua vita. Che sensazione si prova?

Ho ottenuto molte soddisfazioni, centinaia di premi e parole che potevano stordirmi e lasciarmi a terra ma ho sempre mantenuto un certo distacco ed è stata la mia fortuna. Perché io non devo pensare a guardarmi allo specchio ma a lavorare. Un documentario su di me significa che qualcosa di buono l’ho combinata, almeno per gli autori del film, altro non mi viene in mente.

PREVISIONI
Hai conosciuto Francesco Montagner durante un festival, ti ha esposto la sua idea di realizzare un documentario su di te, poi lo hai visto entrare in casa insieme ad Alberto Girotto. Nel momento in cui hanno varcato la soglia della porta avresti mai pensato che quei due giovani registi, nemmeno un anno e mezzo dopo, avrebbero levato al cielo il Leone di Venezia71?

No, certo. Ma solo perché i miei pensieri sono sempre mirati al presente o comunque al tempo che gli sta più vicino. Nel momento in cui Francesco e Alberto sono entrati in casa ho pensato a dargli tutto quello avevo e potevo. Era una cosa nuova e c’erano tutti quegli istinti e atteggiamenti che riguardano e si riservano alle cose nuove: curiosità, attenzione, energie, fervore. Le aspettative hanno cominciato a prendere corpo soltanto a film finito, il sogno era la selezione a Venezia e credo che nessuno di noi potesse spingersi oltre. A premio ottenuto saltano fuori quelli esterni al film che se lo sentivano ma sono sciocchezze. Io alle intuizioni ci posso anche credere a patto che ci sia una base: aver partecipato al film, averlo visto, trovarsi al Lido nei giorni della Mostra…

POETICA
Ci sono momenti del documentario dove la tua poetica di regista ha preso la scena? Quali sequenze ami di più di Animata resistenza? Quelle dove emerge la tua vita, la tua etica e pensiero o quelle sul tuo cinema?

Il primo pensiero era di fare la mia parte, tutto quello che mi veniva chiesto di fare, il secondo era quello di rendermi utile come potevo e dunque sì, anche con delle idee e dei consigli. Cercando di non essere invadente perché i ruoli erano chiari e nessuno ha mai tentato di metterli in discussione. Alcune idee sono state accolte e altre no com’è giusto, alcune sono finite nel film e altre tagliate come succede. A vedermi sullo schermo mi imbarazza, e in particolare quando apro bocca. Fossi stato io il regista mi sarei tagliato fino a ridurmi a muta comparsa e avrei lasciato spazio a quel che davvero dice e commuove: le colline viste dall’alto, le ombre che si spostano sul paesaggio, i cani e le altre bestiole, gli anziani che lavorano o raccontano. Neanche a dirlo sono queste le sequenze del film che amo di più.
Delle scene in cui compaio io mi piacciono quelle dove cammino e sto zitto: sulla collina insieme a Julia, sul monte innevato insieme a un cane, davanti alla casa colonica abbandonata. E’ buona anche la scena in cui un piccione mi vola sopra la testa e sorrido.

GENESI
La genesi di Animata resistenza è stata parallela a quella del tuo ultimo film d’animazione, L’attesa del maggio. La stampa si è soffermata un po’ più sul documentario, ma Giannalberto Bendazzi, il più importante critico mondiale di cinema d’animazione, ha commentato così la tua ultima fatica: «Non mi sento di dire che è il film più bello di Simone Massi. Mi sento di dire che, secondo me, è il più bel capitolo (finora) di quel romanzo in poesia che sta sviluppando da quando fa cinema». Simili critiche ti inorgogliscono ancora come gli elogi degli esordi? E poi, cosa hai provato nel realizzare questo film in un momento tanto cruciale nella tua carriera di animatore resistente?

Come dicevo sono sempre stato impermeabile ai riconoscimenti (siano parole, premi o un documentario su di me, poco cambia) ma ciò non toglie che le parole di Bendazzi mi abbiano fatto particolarmente piacere. Anche perché Giannalberto è uno che prende parecchio sul serio il suo mestiere e non fa sconti. Fra un po’ salterà fuori qualcuno che conta meno di lui e che non sarà d’accordo e chi dirà o scriverà parole diverse ma in tutta franchezza è un pensiero che non mi toglie il sonno.
Cosa ho provato a realizzare questo film? Niente, è il mio lavoro. C’è stata fatica, tensione e pochissimo altro. Delle pressioni esterne che non ci dovevano essere e pure ci sono state: ti posso dire questo, non succederà più. Qualcuno scambia la mia educazione contadina per fesseria asinina. Può essere, ma sono stanco e il mio carico l’ho portato: è probabile che presto comincerò anch’io a tirare qualche calcio.

MAGGIO ATTESO
Cosa racconta L’attesa del maggio? Lo stile usato e la tecnica usate si legano di più al cinema delle tue origini, più onirico e bianco, o al tuo ultimo filone, più sofferto, marcato e rosso?

L’animazione nuova vuol’essere prima di tutto un ritorno a casa. Credo che il motivo più forte del film fosse appunto porre fine all’esilio di “Nuvole, mani” e fare il percorso inverso. Inizialmente il viaggio di ritorno è travagliato perché riprende e ripercorre luoghi e tematiche dei “film rossi”, ma sul finale tutto si placa e si fa leggero, ho volutamente cercato di recuperare le atmosfere di “Pittore, aereo”, il film che nel 2001 chiudeva la fase sperimentale e di ricerca cominciata a scuola e ne apriva una nuova, personale, autoriale. La stessa che ho cercato di affinare e portare avanti per tutti questi anni. Un ritorno a casa, appunto.

LIBRO
Nuvole e mani: il cinema animato di Simone Massi a cura di Fabrizio Tassi. È il secondo libro sulla tua poetica cinematografica, con allegato il documentario Animata resistenza e la raccolta di tutti i tuoi film. Stavolta è una delle più importanti case editrici indipendenti d’Italia a pubblicare, la Minimum fax. Come è nata questa nuova avventura editoriale? Cosa si prova, a soli 44 anni, ad avere due libri e un documentario che raccontano la tua vita?

Il precedente cofanetto “Poesia Bianca” di fatto non è mai stato distribuito né ristampato e nei cinque anni in cui il mio lavoro è stato legato alla Cineteca Italiana ho letteralmente contato i giorni che mi separavano dalla scadenza del contratto. Un paio di anni fa ho cominciato a muovermi, ho coinvolto Fabrizio Tassi che ha proposto il libro alle più importanti case editrici italiane. La Minimum Fax è stata la sola a rispondere positivamente e a dimostrare interesse nei confronti del mio lavoro. Due libri e un documentario su di me: sono contento, che vuoi che ti dica. Ma potrebbe anche non essere vero.

 

Peppe De Angelis
organizzatore CortoperScelta 2003-2013

Interviste, Video

Documentare resistenze. Intervista ad Alberto Girotto e Francesco Montagner

a cura di Peppe De Angelis

 

Alberto Girotto (Treviso, 1989). Regista, operatore, montatore video. Ha studiato presso la “Libera Università del Cinema di Roma”.
Francesco Montagner (Treviso, 1989). Regista. Laurea in economia e mangement presso l’università degli Studi di Trento. Attualmente studia Directind Documentary presso la FAMU International Prague.

Il loro esordio alla regia è di quelli destinati a lasciare il segno. Con coraggio, a nemmeno 25 anni, si sono cimentati nella realizzazione di Animata Resistenza, documentario prodotto e realizzato dalla sezione ChorusOut di Fucina del Corāgo, che racconta la vita del regista Simone Massi. A settembre sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Simone è un “Animatore Resistente”. Realizza i suoi film con la tecnica del “passo uno”, disegnando ogni singolo fotogramma, nella sua casa di campagna a Pergola. E’ autore di alcuni capolavori del cinema d’animazione mondiale: Animo resistente, Dell’ammazzare il maiale (David di Donatello 2012), La memoria dei cani,  Nuvole e maniTengo la posizione.

da sinistra Alberto Girotto e Francesco Montagner

INTERVISTA

Ho conosciuto Alberto e Francesco in una delle mie sporadiche visite a casa di Simone e Julia, nell’aprile del 2013. Da quando viviamo a poco meno di 30 minuti di distanza ci vediamo pochissimo, io e Simone. I due hanno vissuto per qualche settimana da loro e in quei giorni stavano lavorando ad Animata resistenza. In quella umile casa, che custodisce un tesoro artistico e umano inestimabile, ho scoperto altre due persone splendide. L’uno taciturno (Alberto), l’altro (Francesco) un fiume in piena, voglioso di raccontare al mondo le sue passioni, i suoi modelli, le sue ispirazioni. Mi ha parlato per mezz’ora di Werner Herzog e dei suoi studi su Apocalisse nel deserto. Abbiamo parlato di tantissime cose, con la promessa che saremmo rimasti in contatto e in effetti è stato così.

In occasione del loro imminente esordio alla Mostra del Cinema di Venezia, ho voluto intervistarli. In un certo modo ho voluto esordire anche io. è la prima volta che faccio un’intervista al buio, senza vedere prima il film e devo dire che la cosa mi ha divertito molto.

Prima parte. Gli aspetti tecnici

SOGGETTO
Com’è nata l’idea di un documentario con un artista tanto riservato e intimo? Come si è evoluta l’idea iniziale? Cosa si è perso per strada e cosa rimpiangete di non aver fatto?

Alberto Girotto: L’idea è nata grazie a Francesco. Aveva conosciuto Simone ad un festival di animazione a Venezia e li gli chiese se avrebbe potuto fare un documentario su di lui. Successivamente Francesco mi chiese di realizzare questo film con lui.
Alberto Girotto e Francesco Montagner: Abbiamo studiato i lavori di Simone, ci siamo interessati al Simone uomo e siamo rimasti affascinati dal suo modo di essere, dalla sua determinazione e dal suo rifiuto nell’accettare compromessi. Poi abbiamo scritto una piccola sceneggiatura, una linea guida di domande, scene da realizzare, ambientazioni e l’ordine in cui disporre i film di Simone durante il nostro film. La cosa che forse più rimpiangiamo è di non aver avuto qualcuno che ci aiutasse nella presa diretta dell’audio. Alla fine ce la siamo “cavata”, ma due braccia e una mente in più avrebbero fatto più che comodo. Qualcosa nel montaggio si è perso, abbiamo dovuto tagliare delle scene a parer nostro molto belle alle quali avevamo riservato molto tempo e molto lavoro. Ma per il bene del film e del montaggio era ed è materiale che avrebbe probabilmente appesantito o distratto.

LUNGOMETRAGGIO
Esordire a 25 anni con un lungometraggio, per giunta in un campo minato come il documentario. Perché una scelta tanto audace, è più semplice di quanto si crede fare cinema?

A.G. Credo che la frase “esordire a venticinque anni con un lungometraggio” spieghi già abbastanza. Siamo molto giovani e quindi abbiamo ancora molto da imparare e conoscere.
Siamo molto orgogliosi del risultato, soprattutto perché in questo modo avremo la possibilità di mostrare a molte persone un lavoro che ci ha impegnato molto tempo, un film ha cui crediamo molto. Siamo molto felici che in primis Simone ci abbia dato la possibilità di realizzare questo suo ritratto. Credo che Simone meriti veramente un film su di lui e speriamo che questo nostro nostro lavoro possa rendergli onore.
F.M. Viviamo in un periodo storico particolare per la storia del cinema. Fare cinema non è più un privilegio di pochi. Realizzare un film, anche a 25 anni, è diventato una cosa possibile per tanti, specialmente un documentario, ma non per questo motivo facile. La maggior disponibilità di mezzi è un vantaggio, ma ci vogliono anche conoscenze e molta determinazione. Continue Reading »

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He – Helium di Giuseppe Schettino

2° Premio ex-aequo sezione CortoItalia a CortoperScelta 2010

“I giovani e la guerra. I giovani e l’amore. I giovani che non possono scappare, ma che, se anche potessero, non saprebbero dove andare. I giovani e il loro incerto quanto inquieto cammino verso il futuro. Concetti chiave come i giovani e la loro inquietudine, in uno sperimentale quanto artistico viaggio nelle coscienze di una Serbia isolata e ferita nell’animo, nella sua intimità, più dell’isolamento e dell’oblio che da i segni ancora evidenti di un decennio di follia”.

A presto con la recensione!

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Les Terra’s Nadie + videocabine + K-lab by Cèsar Meneghetti

Cèsar Menegehetti. Immagini tra documentaro e videoarte


LES TERRA’S DI NADIE
“Nobody’s land” in 5 languages in one only phrase (French, Portuguese, English, Italian and Spanish) is a non-place where in memory where oppression rules.


videocabineproiectionlong


K.Lab al Bff
intervista a Cèsar Meneghetti ed a Enrico Blasi.
laboratorio audiovisivi Università scienze della Comunicazione, Savona.
Riprese: Giorgia Losi, Lorenzo Martellacci
Montaggio: Giada Tartarini, Giorgia Los

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Hair India: documentario in anteprima a Roma

Anteprima mondiale per “Hair India” l’ultimo documentario di Raffaele Brunetti e Marco Leopardi. Sarà proiettato a Roma, l’8 marzo al cinema Nuovo Sacher alle 10.30 e l’11 marzo alle 16 alla Casa del Cinema, successivimante sarà trasmesso dalla Rai.

368105.jpgDai templi del Sud dell’India ai coiffeur alla moda di Mumbai e del mondo, passando per una fabbrica di Roma: un documentario sulle extension, dal sacro al profano, dal povero al ricco. Il film, co-prodotto fra gli altri da Rai e Arte, è un viaggio nel fiorente mercato dei capelli, utilizzati per creare costose extension indossate anche dalle star di Hollywood. Capelli che provengono dai templi indiani dove i pellegrini li donano in un antichissimo rito di purificazione.
Da TrovaCinema

 

Da anni Marco Leopardi partecipa al festival del cinema breve CortoperScelta, nel corso del quale ha presentato in anteprima diversi documentari tra i quali: “Uomini del mare“, “Oltre la sbarra“, “Il maratoneta” (quest’ultimo dedicato Luca Coscioni, deputato radicale scomparso dopo una lunga battaglia contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica).

Guarda video di presentazione e intervista ai registi Raffaele Brunetti e Marco Leopardi su TrovaCinema.

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Will You Help Me With My Next Film?

POTETE aiutarmi per il mio prossimo film?“. La richiesta, semplice e diretta, è firmata Michael Moore. Il regista di clamorosi film-denuncia sui mali dell’America, dei cittadini americani e soprattutto dei suoi amministratori ha deciso di portare su grande schermo i segreti di Wall Street. Smentendo quanto aveva annunciato un anno fa a Cannes, Moore ha abbandonato il progetto di un sequel di Fahrenheit 9/11 e si è dedicato a indagare le origini della crisi economica che dagli Stati Uniti ha contagiato tutto il mondo. E attraverso il suo sito ha lanciato un appello ai suoi fan nella speranza di ottenere informazioni preziose. leggi tutto su repubblica.it 

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Sigur Ròs – Heima di Dean De Blois


Dall’estrema Islanda, dal genio dei Sigur Ros, tra i più importanti gruppi Rock contemporanei, nasce il bellissimo film documentario Heima di Dean De Bois (2007). A ritorno da una lunga tournée mondiale nel 2006, i Sigur Ròs vanno alla ricerca della loro intimità e dei familiari paesaggi verdi e glaciali restituendosi alla loro terra.
In Heima non viene raccontata la classica tournèe musicale fatta di live epocali, stadi pieni, fan impazziti; la musica e i concerti sono elementi che fanno da colonna sonora a un documentario sulla natura primitiva dell’Islanda e sul forte tessuto degli islandesi, sul loro modo di resistere, di essere fieramente marginali e lontani dall’europa continentale.
In un viaggio lungo tutta l’isola De Blois  documenta, con sapienza narrativa e cinematografica, i più profondi momenti di intimità del gruppo. I protagonisti sono ripetutamente sorpresi nell’emozione, talvolta nell’imbarazzo di suonare di fronte al loro pubblico dopo l’onda di successo e i concerti around the world. Ma la tournée in Islanda è quasi improvvisata, realizzata su colline, sulle soglie di ghiacciai, nel cantiere di una diga che deturperà l’incantevole paesaggio come forma di protesta pacifica, in un vecchio capannone dismesso dove vive la storia dei pescatori di un piccolo villaggio ora abbandonato. Così le distanze tra musica, poesia e pubblico sono abbattute e nasce un dialogo amichevole scandito da ritmi celestiali.
Ai tradizionali strumenti acustici ed elettronici si aggiungono elementi naturali dell’Ultima Thule, come l’inedito xilofono di pietra. La loro sofisticatissima musica si fonde anche con bande cittadine o cori di comunità, dando vita a concerti da forte contrappunto, sai visivo che sonoro. Proseguendo in performance musicali con il conterraneo gruppo “Amiina”, il viaggio si chiude a Reykjavik, capitale dell’isola, dove il gruppo abbandona la natura per tornare alla realtà metropolitana degli ultimi anni: nasce così un grande concerto, non più acustico come nelle precedenti tappe, dove elettronica, effetti luce e video tornano protagonisti. Si riconsegnano così al mondo che li attende fuori dai loro confini, dalla loro casa, dalla loro Heima.

Giuseppe De Angelis

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Taccone fuga in salita – trailer


Un film di Cèsar Meneghetti & Elisabetta Pandimiglio

Ripercorrendo con passione le sue fughe in salita, Taccone, noto campione italiano do ciclismo, svela con dolorosa rabbia le pieghe nascoste del più popolare sport italiano degli anni Sessanta. Si ritrova così, improvvisamente, a confessare un segreto scottante che mai avrebbe pensato di portare alla luce. Sono gli anni duri del dopoguerra quando Vito, ancora bambino, quarto figlio di una poverissima famiglia contadina, inizia a lavorare come fattorino in bicicletta per un fornaio di Avezzano. Da qui inizia la sua carriera. Soprannominato “Camoscio d’Abruzzo”, nel 1961 vince quattro tappe di fila al Giro d’Italia, raggiungendo rapidamente una popolarità straordinaria che lo riscatta dalla miseria a cui sembrava destinato. La tenacia e l’irruenza, anche nel denunciare ingiustizie, scorrettezze e slealtà, segneranno ogni fase della sua vita.

presto sugli schermi di a CortoperScelta 2008

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