CortoperScelta, Festival, Interviste, Libri, Senza categoria, Video

DOCUMENTATE resistenze. Il film, Alberto, Francesco, Simone e Venezia

di Peppe De Angelis

Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto è un documentario straordinario. Poetico, non didascalico, delicato. È profondo, concepito bene nella messinscena delle interviste, che si fondono con i paesaggi e il contesto socio-antropologico, in un equilibrio perfetto tra la figura di Simone Massi e la sua grande opera artistica. Sottili i passaggi da animazione a documentario, in un mix tra realismo, nuvole, sogno.
Il suono originale di Lorenzo Danesin è un vero valore aggiunto che, come quello di Stefano Sasso nei film di Massi, ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo narrativo. La profondità del trio d’archi rappresenta appieno il lavoro intimo e raffinato di Simone. Ad aprire aprire e chiudere, due pezzi orchestrali del compositore minimalista estone Arvo Pärt, incipit e colophon di un’opera audiovisiva costruita con il tipico crescendo di un grande concerto sinfonico.
Animata resistenza è un complesso viaggio tra riflessioni storico-sociali, colline, umanità, personaggi, partigiani, il pensiero resistente di Simone, il mestiere dell’animatore e, infine, un omaggio alla sua opera. La fotografia, calda e a tratti cupa, è curata nei minimi particolari e coglie la sofferenza, le rughe dei volti, lo sguardo dell’animatore, sia perso nell’ammirare colline che assorto sulla tavola da disegno. Nel vederlo si ha spesso una sorta di disorientamento, come se dal documentario si passasse alla finzione neorealista di Giorgio Diritti, tra quelle umili terre e persone di frontiera, così vere e ferme sulla propria posizione.
Rabbiose e cupe le sequenze finali. L’ultimo estratto animato è preso da Dell’ammazzare il maiale. Nel passaggio dall’animazione al documentario si riesce a cogliere la sintesi del faticosissimo film di Massi e forse del suo pensiero resistente. È nel dolore, nell’urlo del maiale che lo tormenta, nei pensieri persi nel vuoto, nei lunghi silenzi. Emerge così la sua lotta, il suo animalismo, il suo amore per gli animali e il rifiuto della tortura verso ogni forma di essere vivente. Nel crescendo sinfonico di Pärt e nell’irrompere del temporale che penetra in un rudere abbandonato, si chiude il documentario, con un vero tocco di cinema d’autore. Prima ancora che registi, Montagner e Girotto sono appunto autori e, nell’imperversare sciatto-modernista dei filmakers, c’è forse ancora qualche barlume di speranza per il nostro cinema.

DOCUMENTARE RESISTENZE
Intervista ad Alberto Girotto e Francesco Montagner
[Seconda parte]

Qualche giorno prima dell’esordio alla Mostra del Cinema di Venezia ho intervistato gli autori di Animata resistenza, film documentario sulla vita dell’animatore resistente Simone Massi, realizzato da Francesco Montagner e Alberto Girotto.
[Leggi la prima parte di Documentare resistenze]
La precedente intervista si è chiusa con la paura e l’entusiasmo di Alberto e Francesco a pochi giorni dalla presentazione al Lido. Dopo l’accoglienza straordinaria alla Mostra, il sogno dei due giovani registi si è chiuso con il Leone, sezione Venezia Classici, per il miglior documentario sul cinema.

MONTALDO
Il 6 settembre 2014 alle 20 si apre la cerimonia di premiazione di Venezia71. La storia stava bussando alla porta, ma voi non ne eravate al corrente. Giuliano Montaldo, in qualità presidente di giuria per Venezia Classici, sale sul palco e arriva l’annuncio inatteso: Premio per il miglior documentario sul cinema ad Animata resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto. Siete in grado di descrivere l’emozione di quei momenti? Cosa si prova a essere premiati dall’autore di Sacco e Vanzetti?

Francesco Montagner. E’ stata un’emozione tanto forte che non ho saputo come reagire, quando ho sentito il nostro nome mi sono irrigidito di colpo. Già essere arrivati a Venezia da esordienti, indipendenti e giovanissimi era un grandissimo successo per noi e per la nostra associazione Fucina del Corāgo. Il risultato di un percorso lungo e complesso che ha richiesto un lavoro di un anno e mezzo. Poi riuscire pure a vincere il Leone della propria sezione è stato il realizzarsi di un sogno che fino a pochi mesi prima era impensabile e più che mai lontano dalle mie aspettative. Alla Mostra di film di qualità ce ne sono tanti e per noi era già un onore essere tra quelli, con il nostro piccolo film. Oltre a Montaldo, che stimo moltissimo (ancor di più oggi dopo averlo conosciuto di persona) mi piacerebbe incontrare quei ragazzi che hanno composto la giuria, composta da 28 laureandi italiani in Storia del Cinema, perché hanno fatto una scelta coraggiosa e “spero” sincera, premiando un documentario non convenzionale e dando credito a due giovani esordienti come noi.
Alberto Girotto é stata un’emozione grandissima, non ci saremo mai aspettati di vincere e ricevere il leone. Ci siamo impegnati molto e abbiamo creduto in questo progetto, ci abbiamo messo tutto noi stessi, ma di vincere non ce lo saremmo mai aspettati. La vittoria era già la selezione. Poi essere premiati da un autore cinematografico come Giuliano Montaldo, che ha realizzato film straordinari, stringergli la mano e sapere che il nostro film gli è piaciuto molto, è stato un sogno dal quale per fortuna non c’è stato risveglio. Di tanto in tanto penso se sia tutto reale. E’ stato un momento di gioia intensa e anche molto commovente. Per qualche secondo ho avuto un principio di svenimento quando hanno annunciato i nostri nomi. Ancora, dopo settimane, sembra impossibile.

EMOZIONE
Francesco il loquace, Alberto il taciturno. Al momento della premiazione si sono forse invertiti i ruoli? Uno dei due sembrava più emozionato dell’altro.

F.M. Verissimo! Non riuscivo ancora a crederci: nel momento in cui sono salito sul palco ho stretto la mano a Montaldo e ho fatto per ringraziarlo, ma le parole non mi sono uscite di bocca. Ero completamente frastornato, specialmente quando il pubblico della sala grande ha cominciato ad applaudirci.
A.G. Ero felicissimo, un sogno che si realizzava, un sogno che non credevo di vedere realizzato così presto. Più che un sorriso era una paresi, non riuscivo a smuoverlo. La gioia è stata immensa, non sapevo nemmeno come comportarmi sul palco.

MOSTRA DEL CINEMA
Ma la Mostra del Cinema non è stata solo la premiazione, la vostra è stata davvero una settimana
intensa al Lido. Quali sono stati i momenti salienti e come li avete affrontati?

F.M. E’ stata di sicuro una delle settimane più intense dalla fine del montaggio, sia da un punto di vista lavorativo, che emotivo ed umano. Il momento saliente è stato quando alla prima proiezione del film era presente Dilo Ceccarelli, uno dei partigiani del film, che è venuto per assistere dalle Marche (alla sua età) con un’intera delegazione, capeggiata da Angelo Verdini, presidente dell’Anpi di Arcevia che ha contribuito alla realizzazione del film mettendo a nostra disposizione la sua conoscenza storica del territorio.
A.G. Abbiamo vissuto il festival anche da cinefili come gli anni passati solo che quest’anno eravamo lì anche come cineasti. Ho visto dei film straordinari. Uno dei momenti salienti sicuramente era la visione dei film. Gli altri sono stati quando è toccato a noi presentare il documentario. Stare seduto con il pubblico che guardava il nostro film e gli applausi alla fine, stare insieme a tutti i nostri invitati entusiasti di essere lì, le prime interviste importanti dove ci chiedevano di parlare del nostro lavoro, insomma ci sono stati molti momenti salienti. Sicuramente non dimenticherò mai la tensione, poi la grande gioia che il risultato finale ci ha portato. Lo ripeto, ancora mi sembra impossibile!

Grazie Alberto e grazie Francesco per la disponibilità. Bellissimo lavorare con voi a questa duplice intervista doppia.
Ma non è ancora tutto. Ho fatto qualche domanda al protagonista di questa bellissima favola dal sapore cinematografico.

 

L’ATTESA RESISTENTE
Piccola storica intervista a Simone Massi

Silenzioso, restio e fuori dai riflettori come sempre, Simone Massi è il padre spirituale di Animata resistenza. Ha accolto per qualche settimana Francesco e Alberto nella sua casa e ha raccontato la sua vita, il suo modo di fare cinema, la sensibilità e il legame con la sua terra, le sue persone, le radici e la resistenza partigiana, ieri e oggi.
Ha realizzato un nuovo film d’animazione. L’attesa del maggio.
Quadro familiare, un bracciante e una massaia, a casa, lui con mano fermamente appoggiata al tavolo. Sono in attesa.
Simone, sospeso in un limbo bianco, giacca nera e sciarpa rossa, la sfila dal collo. E’ pronto.
Una poesia: «Lo sguardo teso e l’orecchio a cercare li ho reimparati da Julia, ma fatico a distinguerli dalle foglie. Il maggio, il  merlo si nascondono al momento del canto, non si fanno vedere.»
Capo chino, spalle alla camera, percorre e calpesta erbose colline. Il percorso del ritorno, la strada verso casa, un viaggio che parte da Nuvole, mani. L’esilio è finito.
Vento, uccelli, pioggia, una processione, una chiesa, un altare, voci, ruscelli, valige, nuvole. Il ritorno.
Simone è in piedi davanti a un tavolo.

INTERVISTA A SIMONE MASSI

SENSAZIONI
Dalla realizzazione di “piccoli” film d’animazione a soggetto di un documentario sulla tua vita. Che sensazione si prova?

Ho ottenuto molte soddisfazioni, centinaia di premi e parole che potevano stordirmi e lasciarmi a terra ma ho sempre mantenuto un certo distacco ed è stata la mia fortuna. Perché io non devo pensare a guardarmi allo specchio ma a lavorare. Un documentario su di me significa che qualcosa di buono l’ho combinata, almeno per gli autori del film, altro non mi viene in mente.

PREVISIONI
Hai conosciuto Francesco Montagner durante un festival, ti ha esposto la sua idea di realizzare un documentario su di te, poi lo hai visto entrare in casa insieme ad Alberto Girotto. Nel momento in cui hanno varcato la soglia della porta avresti mai pensato che quei due giovani registi, nemmeno un anno e mezzo dopo, avrebbero levato al cielo il Leone di Venezia71?

No, certo. Ma solo perché i miei pensieri sono sempre mirati al presente o comunque al tempo che gli sta più vicino. Nel momento in cui Francesco e Alberto sono entrati in casa ho pensato a dargli tutto quello avevo e potevo. Era una cosa nuova e c’erano tutti quegli istinti e atteggiamenti che riguardano e si riservano alle cose nuove: curiosità, attenzione, energie, fervore. Le aspettative hanno cominciato a prendere corpo soltanto a film finito, il sogno era la selezione a Venezia e credo che nessuno di noi potesse spingersi oltre. A premio ottenuto saltano fuori quelli esterni al film che se lo sentivano ma sono sciocchezze. Io alle intuizioni ci posso anche credere a patto che ci sia una base: aver partecipato al film, averlo visto, trovarsi al Lido nei giorni della Mostra…

POETICA
Ci sono momenti del documentario dove la tua poetica di regista ha preso la scena? Quali sequenze ami di più di Animata resistenza? Quelle dove emerge la tua vita, la tua etica e pensiero o quelle sul tuo cinema?

Il primo pensiero era di fare la mia parte, tutto quello che mi veniva chiesto di fare, il secondo era quello di rendermi utile come potevo e dunque sì, anche con delle idee e dei consigli. Cercando di non essere invadente perché i ruoli erano chiari e nessuno ha mai tentato di metterli in discussione. Alcune idee sono state accolte e altre no com’è giusto, alcune sono finite nel film e altre tagliate come succede. A vedermi sullo schermo mi imbarazza, e in particolare quando apro bocca. Fossi stato io il regista mi sarei tagliato fino a ridurmi a muta comparsa e avrei lasciato spazio a quel che davvero dice e commuove: le colline viste dall’alto, le ombre che si spostano sul paesaggio, i cani e le altre bestiole, gli anziani che lavorano o raccontano. Neanche a dirlo sono queste le sequenze del film che amo di più.
Delle scene in cui compaio io mi piacciono quelle dove cammino e sto zitto: sulla collina insieme a Julia, sul monte innevato insieme a un cane, davanti alla casa colonica abbandonata. E’ buona anche la scena in cui un piccione mi vola sopra la testa e sorrido.

GENESI
La genesi di Animata resistenza è stata parallela a quella del tuo ultimo film d’animazione, L’attesa del maggio. La stampa si è soffermata un po’ più sul documentario, ma Giannalberto Bendazzi, il più importante critico mondiale di cinema d’animazione, ha commentato così la tua ultima fatica: «Non mi sento di dire che è il film più bello di Simone Massi. Mi sento di dire che, secondo me, è il più bel capitolo (finora) di quel romanzo in poesia che sta sviluppando da quando fa cinema». Simili critiche ti inorgogliscono ancora come gli elogi degli esordi? E poi, cosa hai provato nel realizzare questo film in un momento tanto cruciale nella tua carriera di animatore resistente?

Come dicevo sono sempre stato impermeabile ai riconoscimenti (siano parole, premi o un documentario su di me, poco cambia) ma ciò non toglie che le parole di Bendazzi mi abbiano fatto particolarmente piacere. Anche perché Giannalberto è uno che prende parecchio sul serio il suo mestiere e non fa sconti. Fra un po’ salterà fuori qualcuno che conta meno di lui e che non sarà d’accordo e chi dirà o scriverà parole diverse ma in tutta franchezza è un pensiero che non mi toglie il sonno.
Cosa ho provato a realizzare questo film? Niente, è il mio lavoro. C’è stata fatica, tensione e pochissimo altro. Delle pressioni esterne che non ci dovevano essere e pure ci sono state: ti posso dire questo, non succederà più. Qualcuno scambia la mia educazione contadina per fesseria asinina. Può essere, ma sono stanco e il mio carico l’ho portato: è probabile che presto comincerò anch’io a tirare qualche calcio.

MAGGIO ATTESO
Cosa racconta L’attesa del maggio? Lo stile usato e la tecnica usate si legano di più al cinema delle tue origini, più onirico e bianco, o al tuo ultimo filone, più sofferto, marcato e rosso?

L’animazione nuova vuol’essere prima di tutto un ritorno a casa. Credo che il motivo più forte del film fosse appunto porre fine all’esilio di “Nuvole, mani” e fare il percorso inverso. Inizialmente il viaggio di ritorno è travagliato perché riprende e ripercorre luoghi e tematiche dei “film rossi”, ma sul finale tutto si placa e si fa leggero, ho volutamente cercato di recuperare le atmosfere di “Pittore, aereo”, il film che nel 2001 chiudeva la fase sperimentale e di ricerca cominciata a scuola e ne apriva una nuova, personale, autoriale. La stessa che ho cercato di affinare e portare avanti per tutti questi anni. Un ritorno a casa, appunto.

LIBRO
Nuvole e mani: il cinema animato di Simone Massi a cura di Fabrizio Tassi. È il secondo libro sulla tua poetica cinematografica, con allegato il documentario Animata resistenza e la raccolta di tutti i tuoi film. Stavolta è una delle più importanti case editrici indipendenti d’Italia a pubblicare, la Minimum fax. Come è nata questa nuova avventura editoriale? Cosa si prova, a soli 44 anni, ad avere due libri e un documentario che raccontano la tua vita?

Il precedente cofanetto “Poesia Bianca” di fatto non è mai stato distribuito né ristampato e nei cinque anni in cui il mio lavoro è stato legato alla Cineteca Italiana ho letteralmente contato i giorni che mi separavano dalla scadenza del contratto. Un paio di anni fa ho cominciato a muovermi, ho coinvolto Fabrizio Tassi che ha proposto il libro alle più importanti case editrici italiane. La Minimum Fax è stata la sola a rispondere positivamente e a dimostrare interesse nei confronti del mio lavoro. Due libri e un documentario su di me: sono contento, che vuoi che ti dica. Ma potrebbe anche non essere vero.

 

Peppe De Angelis
organizzatore CortoperScelta 2003-2013

Senza categoria

Dietro l’obiettivo un uomo: incontro con l’autore Claudio Speranza

manifesto_a4_stampa_esatta.jpg
DIETRO L’OBIETTIVO, UN UOMO

incontri ed emozioni di un cinereporter inviato nel mondo

di Claudio Speranza, prefazione di Sergio Zavoli
2008 Foschi Editore

PRESENTAZIONE EDITORIALE E INCONTRO CON L’AUTORE
20 agosto 2010, ore 21.30 – Teatro delle Mura, Massignano (AP)
organizzazione a cura di Associazione Arancia Meccanica>> CortoperScelta>> Comune di Massignano

Continue Reading »

Senza categoria

Non chiediamo un cinema in centro città

Una piccola aula multimediale dove riproporre nuovi incontri, presentazioni, rassegne, seminari, workshop. Ecco cosa chiediamo. La fortunata presentazione di giovedì 22 aprile del volume “Poesia bianca: il cinema di Simone Massi“, tenutasi presso la Biblioteca “G. Lesca” di San Benedetto del Tronto (AP) non vuol essere un episodio isolato. Le aulette multimediali della bella biblioteca sambenedettese reclamano attività, un utilizzo continuativo e duraturo, noi avremmo i mezzi necessari per farlo.

00-bibliotecadsc_2881.jpg

da sinistra: Enrico De Angelis, Roberto Della Torre, Simone Massi, Dante Albanesi, Giuseppe De Angelis (foto ©AdrianoCellini)

seguiteci su cortoperscelta.it

Senza categoria

La Poesia Bianca di Simone Massi apre CortoperScelta 2010

CortoperScelta, in collaborazione con la Biblioteca multimediale “G.Lesca” di San Benedetto del Tronto, apre il festival 2010 presentando il grande autore di animazione marchigiano e il nuovo libro dedicato alla sua opera.

presentazione
Poesia Bianca: il cinema di Simone Massi a cura di Roberto Della Torre
22 Aprile, ore 17.30 – San Benedetto del Tronto (AP)
Biblioteca multimediale Giuseppe Lesca
leggi tutto al sito ufficiale di CortoperScelta

simone_massi_mini.jpg

Continue Reading »

Senza categoria

La Linea dell’Occhio n. 60

LUCCA. Torna la “Linea dell’occhio” il periodico cinematografico del Circolo del Cinema di Lucca. E’ stato pubblicato il n. 60, dopo le numerose traversie occorse che ne hanno impedito il regolare piano editoriale.

cover_n60-1.jpg

Il numero ha in copertina Paul Newman con una poesia di Susanna Pellis dedicata alla memoria del grande divo.

Questo numero è caratterizzato da tre percorsi

Uno speciale dedicato al ’68 “perché se ne può ancora parlare dopo 40 anni” con un editoriale di Gianni Quilici e interventi su film, registi, attori che meglio lo caratterizzarono: da Godard a Pasolini, da Antonioni a Ferreri, da Philippe Garrel a Oshima, da Bellocchio ai Beatles, da Lou Castel a Pierre Clementi; un incontro (inedito) di Beniamino Biondi con Ingmar Bergman; una serie di brevi saggi di Erika Ponti su Werner Herzog e uno di Riccardo dalle Luche sul rapporto cinema-letteratura in L’uomo che amava le donne di Truffaut. Non mancano naturalmente le recensione ai film e ai libri, il fondino di Mario Rocchi e note sull’ultimo festival di Venezia. Nella consueta pagellina si afferma come migliore film, scelto dalla redazione Redacted  di Brian De Palma, presentato a Venezia, ma non distribuito in Italia. Alla sesta edizione di CortoperScelta sono dedicate due pagine: una premessa generale e poi articoli sui film vincitori; Muto recensito da Dante Albanesi, La memoria dei cani da Maddalena Ferrari, Reality da Peppe De Angelis, Resistencia da Gianni Quilici, infine nuovamente Dante Albanesi che analizza “I mondi personali di Daniele Carrer” il giovane regista trevigiano omaggiato dal festival del cinema breve.

Da oggi La linea dell’occhio è anche on-line
www.lalineadellocchio.it

AVVISO IMPORTANTE 
La linea dell’occhio è una rivista “libera”, versatile, policentrica, filosofica, per alcuni versi unica nel panorama editoriale.
Maneggiare con cautela!

La Linea dell’Occhio
Corte Tognetti, 62 55013 Lammari (LU)
www.lalineadellocchio.it
info per abbonamenti. Gianni Quilici: gianniq@protocol.it

________________________________________________________________
ARTICOLI CORRELATI
La Linea dell’Occhio n. 59: una rivista nel segno di Bergman e Antonioni

Senza categoria

Marco Petrella. Racconti per ascensore


Racconti per ascensore: una serie di storie scritte da autori di fama mondiale, interpretati dai fumetti “minimi, di poche pagine” di Marco Petrella, fumettista de l’Unità considerato il padre delle innovative recensioni librarie fumetto.

Marco Petrella (Roma). Illustratore e disegnatore di fumetti, ha collaborato con varie testate: Tango, Cuore, l’Unità, il Manifesto, I giorni cantati, Liberazione, la Repubblica.
Nel 2004 illustra per Salani il libro di Aquilino Koatti. È del 2007 la pubblicazione con Mattioli 1885 di Racconti per ascensore, 27 testi inediti di Jonathan Lethem, Maurizio Maggiani, Rick Moody, Matteo B. Bianchi, Aimee Bender, Marco Amato, Silvia Dai Pra, Antonio Pascale, ecc.
Attualmente collabora con l’Unità sulla pagina “Libri del lunedi”, recensisce romanzi attraverso il linguaggio del fumetto.
Protagonista delle tavole è il bibliotecario Arturo che descrive il libro che sta leggendo anche attraverso la propria vita e quella delle persone che ha vicino. Attualmene sta lavorando al progetto Una storia lunga di amore e vespa (intesa come scooter).

Senza categoria

Sappiano le mie parole di sangue di Babsi Jones

BOOKTRAILER

Babsi Jones
Sito Ufficiale

 

Senza categoria

“la Linea dell’Occhio” n. 59. Una rivista nel segno di Bergman e Antonioni

LUCCA – È uscito il numero 59 de La Linea dell’Occhio, periodico quadrimestrale del Circolo del Cinema di Lucca, nel segno di Michelangelo Antonioni e Ingmar Bergman due maestri che non hanno semplicemente “innovato” il linguaggio del cinema, ma che lo hanno mutato a propria immagine e somiglianza, lo hanno reso simile ad uno specchio nel quale riconoscersi e farsi riconoscere. In copertina un omaggio al regista italiano con un immagine tratta da Il grido (1956): un uomo e una bambina lungo una strada sterrata, metafora degli anni ’50, per molti versi valida ancora oggi.

lineaocchio.jpg

All’interno un inserto dedicato interamente ai registi Antonioni e Bergman. Su quest’ultimo interviene, tracciandone sinteticamente il percorso, Alberto Corsani, mentre il critico-psichiatra Riccardo Dalle Luche ne esamina il cinema più direttamente psichico. Dante Albanesi e Marianna De Palma, invece, si interrogano sulla peculiarità del cinema di Antonioni, gli spazi vuoti e la sospensione di giudizio e di tempo, che ci costringono a cercare sotto un’immagine del suo cinema non un solo senso, ma molti, fino ad arrivare, come ha detto lo stesso Antonioni, “alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai”.
Segue uno speciale dedicato ai “60 anni del Circolo del Cinema di Lucca” con interviste al Presidente Marcello Bertocchini, a Mario Rocchi, a Giuseppe Guastino, ad Anna Smaniotto, Viviana Dinelli, infine a Gianni Quilici, soci storici che ripercorrono diverse vicende degli ultimi dieci anni del circolo. Non mancano recensioni sui film recentemente usciti in sala: gli ultimi Coppola, Kim Ki-Duk, Rivette, Rohmer, Soldini, Ken Loach, Diritti. Spazio inoltre a libri e Festival (LuccaFilmFestival e CortoperScelta). Dalle solite pagelline emerge che il film più apprezzato dai redattori è 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Cristian Mungiu, vincitore a Cannes.
La linea dell’occhio è una rivista libera, versatile, policentrica, filosofica, per alcuni versi unica nel panorama editoriale. Ha la sua sede a Lucca ma raccoglie contributi di critici da tutta Italia: Ascoli Piceno, Firenze, Milano, Roma. Attualmente deve far fronte a una crisi e, per continuare a vivere, ha bisogno anche di sostegno economico. Con un “abbonamento standard” di 12 euro oppure con un “abbonamento sostenitore” di 20 euro.
L’abbonamento va versato su c.c.p. 27506583, intestato a “Il Circolo del Cinema”, Corte Tognetti, 62 – 55013 Lammari (Lucca).

info Gianni Quilici: gianniq@protocol.it

Qui di seguito la petizione pubblicata nelle pagine della rivista

lineaocchio1.jpg

Da 3 anni “la Linea dell’Occhio” e CortoperScelta stanno portando avanti un’importante collaborazione che sta dando un reciproco scambio in termini di crescita e visibilità. Gli organizzatori del festival si fanno perciò promotori di questa campagna di sostegno, affinché la Linea prosegua la sua ventennale attività.

Senza categoria

Zidane, un portrait du 21e siècle

di Giuseppe De Angelis

in campo sei solo

Zinedine Zidane

zidane51.jpg

Zidane. Un portrair du 21e siecle di Philippe Parreno e Douglas Gordon non è fiction, è un po’ documentario estremo, a tratti è videoarte, è un ibrido, è cinema nuovo e vero. 90 minuti di gioco in mezzo ai fatti del mondo e della storia, dove il gioco passa in secondo piano, dove in primo piano ci sono movenze e pensieri di un grande campione. Un’insolita produzione franco-islandese che ha destato l’interesse di critici in tutto il mondo per l’unicità e la sperimentazione concettuale. Complessivamente il film sembra un esercizio tecnico-stilistico: primi piani, campi lunghissimi, particolari, dissolvenze, voce in/e fuori campo, sonoro in presa diretta e accompagnamento musicale elettronico.
Un ritratto del calcio mai visto, del calcio dentro il catino strabordante di folla, solitudine, attesa, scatti vani. Nel campo un uomo serio e solo che corre poco, ma che come un direttore d’orchestra dirige i giochi e si accerta che tutto proceda come lui già sa. Strano e affascinante è questo film, che con 19 telecamere, segue durante un’intera partita, un solo personaggio: Zinédine Zidane. Osservando quest’uomo si dimentica presto di assistere a un match di calcio, prende piede lo sport vivo, lo sport lontano dal blaterare dei commentatori ma vicino al piccolo trotto, agli sguardi, alle frasi sussurrate da questo introverso campione. Visto così il calcio ci può anche insegnare qualcosa.
Zidane è certamente tra i campioni più controversi della storia del calcio. Condannato in eterno ad essere ricordato più per una testata che per i suoi straordinari gesti atletici, per i suoi movimenti da giudoka palla al piede, per la sua capacità di far scomparire la palla e poi farla riapparire altrove, magari in fondo alla rete… Nel film tutti questi elementi sono contenuti. In una sola partita sembra concentrato tutto ciò che l’uomo e lo sportivo è, nel bene e nel male, con il suo strano modo di muoversi per il campo assorto in un silenzio oscuro, con i suoi lampi di genio ma anche di follia… la grande condanna dei veri geni.
____________________________________________________________________________________________________________

IN LIBRERIA

ZIDANE. Un ritratto del XXI secolo

Pubblicato da Feltrinelli. Collana Real Cinema

realcinema.gif

DVD + Libro in cofanetto indivisibile
____________________________________________________________________________________________________________

IL TRAILER ORIGINALE

Buona Visione!

Senza categoria

Ermanno Olmi. Documentari e cortometraggi (1953-1999)

olmi2.jpg

Da CortoperScelta fino in libreria.
Nell’agosto 2007, la quinta edizione del Festival di cortometraggi CortoperScelta ha presentato gli esordi di Ermanno Olmi. Un doveroso omaggio al noto regista lombardo dalla singolare poetica con la quale intarsia i suoi film, che sono “narrazione e trasfigurazione poetica del reale”. A distanza di pochi mesi (novembre 2007) Feltrinelli, nella collana Real Cinema, pubblica il cofanetto “I documentari e i cortometraggi di Ermanno Olmi, 1953-1999“, 2 DVD accompagnati da un libro.

I documentari, qui pubblicati per la prima volta, raccontano l’Italia, il suo violento cambiamento e la sua immutata identità. L’esordio di Olmi regista risale infatti alla sua attività di documentarista per la sezione cinema della Edison Volta, di cui è stato dipendente. A quel periodo risalgono La diga del ghiaccio (1953) e Tre fili fino a Milano (1958), pellicole dove si nota una particolare attenzione alle condizioni degli uomini che lavorano nelle strutture aziendali.

Presentando al pubblico il suo ultimo film “Centochiodi“, Ermanno Olmi ha dichiarato: “Questo è il mio ultimo film. D’ora in avanti farò solo documentari“. In verità, nella sua lunga carriera, Ermanno Olmi non ha mai smesso di dirigere, scrivere, inventare documentari. Questo cofanetto testimoniania infatti come la tecnica del documentario non si sia mai scissa dal cammino artistico di questo singolare maestro.