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Les Terra’s Nadie + videocabine + K-lab by Cèsar Meneghetti

Cèsar Menegehetti. Immagini tra documentaro e videoarte


LES TERRA’S DI NADIE
“Nobody’s land” in 5 languages in one only phrase (French, Portuguese, English, Italian and Spanish) is a non-place where in memory where oppression rules.


videocabineproiectionlong


K.Lab al Bff
intervista a Cèsar Meneghetti ed a Enrico Blasi.
laboratorio audiovisivi Università scienze della Comunicazione, Savona.
Riprese: Giorgia Losi, Lorenzo Martellacci
Montaggio: Giada Tartarini, Giorgia Los

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Montage 10 by César Meneghetti

— percussioni brasiliane aspettando il carnevale —


concept // direction // photography // editing // production
César Meneghetti 2005
music Baque Bolado

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MONTAGE 10 – JUMP CUT is an attempt to make a music video with images. The starting point was a series of gigs of BAQUE BOLADO a percussion and folklore band based in São Paulo. The mix of the songs and the primary colours compose a new virtual piece as well as the contrast between the human figures and the organic aspect of a traditional Brazilian percussion integrate with loops, digital image, primary colours and cartesian lines.
Another aspect of this third serie is the working and the exchanging ideas and concepts with musicians

edit by César Meneghetti

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MONAGE 10 – JUMP CUT è un tentativo di realizzare un video musicale per immagini. Lo spunto iniziale è nato da una serie di concerti di Baque Bolado, folk-band paulista di percussioni. Il mix di suoni e colori primari va a comporre un elemento virtuale, così come il contrasto tra figure umane e la forma organica delle percussioni tradizionali brasiliane inserite in loop, immagini digitali, colori, linee cartesiane. Un altro aspetto di questa terza serie è il lavoro e lo scambio di idee tra regista e musicisti.

libera traduzione by Peppe De Angelis
special tank to Valeria Capriotti

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Muto di BLU recensione

Primo Premio CortoperScelta 2008 sezione CortoItalia

muto.jpg

Come definirlo? Un cortometraggio, una video-performance, un documentario urbano, un cartone animato… A voler essere complessi, potremmo chiamarlo “stop-motion applicata alla street art”. 1° premio ex-aequo a CortoperScelta 2008, Muto è uno dei corti più sensazionali degli ultimi anni. Il suo autore (ormai noto a livello internazionale) si fa chiamare “Blu”, uno pseudonimo come tutti gli artisti di strada. Muto è il “racconto” di una irripetibile impresa consumata lungo i muri delle città di Baden (Germania) e di Buenos Aires (il passaggio da una all’altra è impercettibile). C’è del metodo nella sua follia: Blu compone il suo graffito alla parete, lo filma per il necessario venticinquesimo di secondo, poi modifica la figura quel tanto che basta per dare l’illusione del movimento, la filma ancora, quindi torna a dipingere… e così via per sette incredibili minuti. La tecnica è appunto quella gloriosa del “passo-uno”, solo che al posto di pupazzi tridimensionali Blu utilizza dei disegni, creando letteralmente “pittura cinetica”. Come se Walt Disney avesse concepito tutta Cenerentola in un unico foglio, infinitamente ricancellato. Prigioniero di un corpo collettivo quotidianamente nutrito di passanti, automobili, marciapiedi, spazzatura e ostacoli vari, intonaci scrostati e afflitti da insegne, manifesti, scritte e sempre nuovi disegni, Muto racconta con lucido sarcasmo la crescita e la morte, l’eterna ansia di mangiare/mutare di una creatura mai appagata del proprio aspetto, che striscia sui muri come un fantasma, che assume la forma dell’architettura che la ingabbia: un omino bianco dal contorno nero che si fa strada attraverso crepe, soffitti, botole, nell’assurdo desiderio di sopravvivere alla propria inevitabile cancellazione. Accompagnati dalla puntuale musica concreta di Andrea Martignoni, si parte in Europa con una mano che sfila via un mattone, si chiude in America con un angoscioso teschio nero sbranato dalle formiche.Tra i due estremi, secoli di arte fagocitati quasi con sprezzo: Basquiat e Goya, Bruno Bozzetto e Lucio Fontana, Chagall e Bacon, fino al Sisifo di Marcell Jankovics. Certo, Blu sa essere anche altro, come nel disturbante Child (2005), dove una tenerissima creatura nasce nell’uovo di una confezione da sei, per scendere lungo l’esofago di un anonimo consumatore. Ma Muto è il vero e proprio manifesto della sua arte: una smisurata dichiarazione d’amore per il cinema, per tutto ciò che il cinema può divorare.

Dante Albanesi
pubblicato su “La linea dell’occhio” n. 60 – (Autunno, 2008)
www.lalineadellocchio.it

GUARDA il VIDEO: BLU
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Santa Claus di G.A. Smith (1898)

Realizzato nel 1898, Santa Claus di G.A. Smith è considerato un film tecnicamente ambizioso e complesso per quell’epoca. In esso sono impiegati effetti speciali per rappresentare in modo magico la figura di Saint Nicolaus che porta felicità a due bambini ansiosi di festeggiare il Natale con i suoi doni. Il valore di questo brevissimo film è sintetizzato nell’unione dei prodigi tecnici con la solida struttura narrativa. Non siamo pertanto di fronte a un semplice sfoggio estetico di tecniche e sperimentazione visiva.

A former magic lanternist and hypnotist, Smith was one of the first British film-makers to make extensive use of special effects to create fantastical scenes. It comes as little surprise that Smith corresponded with the French pioneer Georges Méliès at about this time, as the two men shared a common goal in terms of creating an authentic cinema of illusion“. 
(Michael Brooke)
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Il filmato è estratto dall’Archivio Nazionale della British Film Institute BFI
profile_header1.jpgIl British Film Institute (BFI) è la maggiore istituzione cinematografica britannica, una charity fondata secondo il Royal Charter, guidata da un Board di 15 governatori, con l’obiettivo di promuovere la cultura cinematografica.

You can watch over 1000 other complete films and TV programmes from the BFI National Archive
http://www.bfi.org.uk/mediatheque 
http://www.derbyquad.co.uk/bfi-mediatheque

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Sob_controle

Un’animazione fatta di immagini catturate in centro città, con una telecamera posizionata accanto una videocamera di sorveglianza: segni, registrazioni, tracce del controllo imposto agli individui nella società attuale.

Uma animação sobre imagens de video capturadas no centro da cidade por uma câmera posicionada próxima a uma câmera de vigilância. São desenhos-registros, rastros do controle imposto aos indivíduos na sociedade atual.

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Sigur Ròs – Heima di Dean De Blois


Dall’estrema Islanda, dal genio dei Sigur Ros, tra i più importanti gruppi Rock contemporanei, nasce il bellissimo film documentario Heima di Dean De Bois (2007). A ritorno da una lunga tournée mondiale nel 2006, i Sigur Ròs vanno alla ricerca della loro intimità e dei familiari paesaggi verdi e glaciali restituendosi alla loro terra.
In Heima non viene raccontata la classica tournèe musicale fatta di live epocali, stadi pieni, fan impazziti; la musica e i concerti sono elementi che fanno da colonna sonora a un documentario sulla natura primitiva dell’Islanda e sul forte tessuto degli islandesi, sul loro modo di resistere, di essere fieramente marginali e lontani dall’europa continentale.
In un viaggio lungo tutta l’isola De Blois  documenta, con sapienza narrativa e cinematografica, i più profondi momenti di intimità del gruppo. I protagonisti sono ripetutamente sorpresi nell’emozione, talvolta nell’imbarazzo di suonare di fronte al loro pubblico dopo l’onda di successo e i concerti around the world. Ma la tournée in Islanda è quasi improvvisata, realizzata su colline, sulle soglie di ghiacciai, nel cantiere di una diga che deturperà l’incantevole paesaggio come forma di protesta pacifica, in un vecchio capannone dismesso dove vive la storia dei pescatori di un piccolo villaggio ora abbandonato. Così le distanze tra musica, poesia e pubblico sono abbattute e nasce un dialogo amichevole scandito da ritmi celestiali.
Ai tradizionali strumenti acustici ed elettronici si aggiungono elementi naturali dell’Ultima Thule, come l’inedito xilofono di pietra. La loro sofisticatissima musica si fonde anche con bande cittadine o cori di comunità, dando vita a concerti da forte contrappunto, sai visivo che sonoro. Proseguendo in performance musicali con il conterraneo gruppo “Amiina”, il viaggio si chiude a Reykjavik, capitale dell’isola, dove il gruppo abbandona la natura per tornare alla realtà metropolitana degli ultimi anni: nasce così un grande concerto, non più acustico come nelle precedenti tappe, dove elettronica, effetti luce e video tornano protagonisti. Si riconsegnano così al mondo che li attende fuori dai loro confini, dalla loro casa, dalla loro Heima.

Giuseppe De Angelis

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Vincent di Tim Burton

Già nei primi anni ottanta il genio di Tim Burton è definito e maturo. Lo stile narrativo gotico-onirico, oggi il suo marchio, è ben consolidato in Vincent (1982), uno dei suoi primi cortometraggi. Burton racconta in cinque minuti una storia sospesa tra fiabesco e grottesco intrisa di spunti e citazioni della letteratura horror americana (Edgar Allan Poe). Vicent Malloy è un bambino perbenino dalle straordinarie capacità intellettive e doti artistiche, che vuole però somigliare a Vincent Price, attore e scrittore statunitense, celebre per dizione e istrionismo, qualità che lo hanno contraddistinto in una serie di film thriller, noir e horror degli anni quaranta, principalmente diretti da Roger Corman.
In orridi antri, per meglio sognare, con rettili e topi vorrebbe abitare. Con loro vivrebbe incredibili orrori sentendosi preda di ghiacci sudori, vagare vorrebbe, in tenebra oscura sfidando pericoli senza paura… [cit. dal film]
Il cortometraggio fonda le basi sul singolare rapporto tra Burton e Price, del tutto simile a quello tra Ed Wood e Bela Lugosi, rispettivamente noti come il peggior regista al mondo e il divo horror degli anni trenta divenuto famoso grazie a Dracula di Tod Browning. Questo piccolo episodio nello sconfinato universo delle stelle di Hollywood, con il quale il regista a modo suo si rispecchia, lo ispirerà in seguito per la realizzazione del film Ed Wood nel 1994 interpretato da Johnny Depp.

Peppe De Angelis 

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Cento lire a Pergola

Cento lire

Il cortometraggio Cento lire. L’ultimo viaggio di Sindbad di Dante Albanesi (direttore artistico di CortoperScelta) parteciperà in concorso al prossimo Festival di Pergola (in programma dal 25 al 27 settembre in provincia di Pesaro). 
Il video è stato ideato da Riccardo Massacci, è una produzione Laboratorio Re Nudo/BAIKcinema ed è interpretato dagli attori di del laboratorio teatrale “Re Nudo”: Giuliano Napoli (Sindbad), Maria Sforza (Sheherazade), Antonella Crivellaro, Rosanna Listrani, Chiarastella Mastrostefano, Donatella Mercolini, Adriana Paoletti.
La notizia è giunta in questi giorni alla segreteria di BAIKcinema, proprio durante lo svolgimento del 14° Incontro Nazionale dei Teatri Invisibili (che terminerà il 24 settembre al Teatro dell’Olmo di San Benedetto Tronto). Il Laboratorio Teatrale “Re Nudo” (fondatore e organizzatore dei Teatri Invisibili) sta cercando così un proprio personale percorso stilistico anche nel campo del cinema.
“Cento lire” nasce come video di chiusura per lo spettacolo teatrale “Mille e un naufragio” di Riccardo Massacci, andato in scena al Teatro dell’Olmo nella stagione 2007. Descrivendo le infinite traversie legate allo sbarco degli immigrati clandestini sulle coste italiane, “Cento lire” prende spunto dal testo teatrale “L’ultimo viaggio di Sindbad” di Erri De Luca, che ha il suo punto focale in questo suggestivo monologo:
C’era una volta, alla corte di un tiranno, una ragazza che sapeva raccontare storie. Il re aveva deciso di ammazzarla, ma lei ogni notte lo distraeva con il racconto di una nuova avventura e così il re rimandava di un altro giorno la condanna. Ci sono momenti in cui bisogna perder tempo, farlo passare. I racconti della ragazza Sheherazade le servivano a restare in vita, rimandare. Perdeva tempo e così lo guadagnava. Qualche volta la vita dura il tempo che si perde. Per mille e una notte riuscì a rinviare il proposito del re di ucciderla, perchè allora le parole di un racconto facevano il miracolo di salvare la vita.
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IL VIDEO 

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Muto di BLU

Primo Premio CortoperScelta 2008 sezione CortoItalia

L’illegalART su video al festival del cinema breve


MUTO a wall-painted animation by BLU from blu on Vimeo.

La motivazione della Giuria
Perché è un’opera splendidamente ibrida, che evade dal cinema d’animazione per farsi documento urbano, dove il disegno si fa strada attraverso muri, crepe, soffitti, botole, in una perenne ansia di sopravvivere alla propria inevitabile cancellazione, e dove ogni singola inquadratura manifesta un folle amore per il cinema.

presto la recensione, sempre su questi schermi

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segnalazioni
PopUp. arte contemporanea nello spazio urbano
Ancona. 6 settembre _ 20 ottobre 2008
BLU tra gli artisti ospiti

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Taccone fuga in salita – trailer


Un film di Cèsar Meneghetti & Elisabetta Pandimiglio

Ripercorrendo con passione le sue fughe in salita, Taccone, noto campione italiano do ciclismo, svela con dolorosa rabbia le pieghe nascoste del più popolare sport italiano degli anni Sessanta. Si ritrova così, improvvisamente, a confessare un segreto scottante che mai avrebbe pensato di portare alla luce. Sono gli anni duri del dopoguerra quando Vito, ancora bambino, quarto figlio di una poverissima famiglia contadina, inizia a lavorare come fattorino in bicicletta per un fornaio di Avezzano. Da qui inizia la sua carriera. Soprannominato “Camoscio d’Abruzzo”, nel 1961 vince quattro tappe di fila al Giro d’Italia, raggiungendo rapidamente una popolarità straordinaria che lo riscatta dalla miseria a cui sembrava destinato. La tenacia e l’irruenza, anche nel denunciare ingiustizie, scorrettezze e slealtà, segneranno ogni fase della sua vita.

presto sugli schermi di a CortoperScelta 2008

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